Locarno 66 – Tableau noir: recensione film (concorso internazionale)

UN EMOZIONANTE DOCUMENTARIO SULL’IMPORTANZA DELL’APPRENDIMENTO INFANTILE

Tableau noir locandinaNon c’è niente di più importante al giorno d’oggi, dell’apprendimento nell’infanzia. È di vitale significato educare i più piccoli fin dai primi anni della loro esistenza, per far si che conoscano le fondamenta basilari della vita sin da subito. Si sa infatti, come i primi anni siano per gli esseri umani quelli fondamentali dato che assimilano molte più nozioni con più facilità.

Di questo tratta il documentario di Yves Yersin, raccontando nel caso specifico la storia di una delle ultime scuole sorte nelle montagne, quelle che educano un gruppo ristretto di ragazzi ma alla vita, non solo scolasticamente. Tableau noir – Blackboard, da lui  stesso prodotto, segue la storia di una classe di bambini dai 5 ai 10 anni, nell’anno trascorso dal 2006 al 2007. Una storia emozionante e allo stesso tempo straziante, perché alla fine delle riprese il comune decide di chiuderla. Ma quella seguita dal maestro Gilbert Hirsch, non solo educa attraverso l’apprensione delle classiche materie scolastiche, ma anche alla cultura culinaria, all’importanza dell’attività fisica e della curiosità per il mondo esterno, alla scoperta della natura e dei prodotti tipici della zona in cui vivono (sul confine delle Franche-Montagne bernesi).

Una ricerca sociologica sui caratteri della scuola sulle montagne, un’idea originale e significativa che tocca i suoi momenti più alti nella semplicità e nell’ingenuità dei bambini, veri attori grazie alla loro spontaneità. Una ricerca che ha un’inizio e una fine, e che lascia un grande interrogativo: c’era davvero la necessità di chiudere questa scuola? Magari un futuro documentario potrebbe andare a riscoprire come va avanti la vita di quei bambini e genitori, lasciati senza una certezza primaria.

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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