Locarno 66 – Une autre vie: recensione film (concorso internazionale)

UN FILM DEMODÈ CON DUE OTTIMI INTERPRETI SPRECATI

Lui, lei divisi dall’altra ma anche dalle differenti classi sociali: ecco gli ingredienti tipici di un melodrammone d’altri tempi già ampliamente messo in scena in tutte le sue più smielate e retoriche sfumature più e più volte dalla settima arte e che, per l’ennesima volta e senza nessuna particolare aggiunta alla banalità che una storia del genere porta nel suo dna, torna come soggetto di Une autre vie di Emmanuel Mouret.

Una pianista in crisi e annoiata dalla sua esistenza (Jasmine Trinca) trova il suo antidoto alla crisi della sua esistenza in un bel elettricista (Joey Starr) dalla complicata situazione sentimentale.

Niente di nuovo sul fronte d’oltralpe, anzi, non poteva esservi maniera più insignificante di mettere in scena un tale soggetto di quella che usa Mouret nel suo ostentare continuo le differenze sociali dei due protagonisti tramite inquadrature sugli oggetti ricchi di lei e quelli poveri di lui senza contare la costruzione dei due personaggi per i quali l’aggettivo stereotipati non è ancora abbastanza.

La verità è che un peccato che in Une autre vie non si sia osato un po’ perché la fisicità dei due protagonisti, il macho Starr grande e forzuto e la cerbiattina Trinca entrambi bravi ma legati in ruoli dove se gli fosse stato permesso avrebbero potuto dare di più, sarebbero stati perfetti in un gioco di erotismo che nel film è solo accennato per dare spazio a psicodrammi poco interessanti e ad oggi del tutto demodè.

Certo puntare alla fisicità e all’indubbia simbiosi fisica che i due protagonisti, seppur castrati in questo dallo svolgimento della storia, non avrebbe portato una ventata di novità in un film che nasce vecchioo fin dal suo plot ma quantomeno avrebbe evitato, o limitato, ciò che lo rende insopportabile: la lagna.

 

 

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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