Locarno 66 – When Evening Falls on Bucharest or Metabolism: recensione film (concorso internazionale)

POCA STORIA E TROPPI DIALOGHI NEL FILM DI PORUMBOIU

Sono pochi i film in cui sebbene sia debole la storia, la sceneggiatura appassiona e colma il vuoto narrativo. Non rientra tra questi il nuovo film del regista rumeno Corneliu Porumboiu, conosciuto nella scena internazionale per essere stato selezionato al Festival di Cannes del 2006 con A est di Bucarest. A differenza di quest’ultimo, film impegnato e dallo sguardo rivolto alla storia dell’Est Europa, e diversamente anche dal filone rumeno che vede andare il tema politico per la maggiore, When Evening Falls on Bucharest or Metabolism, può essere inquadrato in quel genere definito come meta-film.

Un film il suo, che racconta un altro film. Porumboiu mette in scena la vicenda di Paul (Bogdan Dumitrache), che entra in crisi esistenziale e lavorativa mentre sta girando il suo lavoro cinematografico la cui attrice principale è Alina (Diana Avramut), nonché sua amante. È proprio il loro rapporto che rovina la vita ai due: lui troppo geloso della pseudo carriera artistica di lei, che dal canto suo non fa nulla per delimitare né diminuire le sue paranoie, arrivando al punto da bloccare le riprese del film e autoconvincendosi di avere la gastrite.

La storia già debole di per se, è, come dicevamo in apertura, appesantita da dialoghi morbosi, surreali e decontestaulizzati, che destabilizzano la visione del film non facendo trovare una linea narrativa uniforme. Il regista non riesce a manipolare la sua materia, rovinando il film con le sue stesse mani. Un peccato, perché l’idea di partenza era buona. Cosi come buona è la prova artistica degli attori, e molto belle anche le inquadrature di alcune scene.

L’alta ambizione di partenza insomma, che si nota nello svolgimento di tutto il film, non è riuscita nella realizzazione finale, che lascia perplessi e per niente ammaliati dalla prestigiosa quanto difficile tecnica del metafilm.

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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