Anni Felici: recensione film

LUCHETTI CON RULLI E PETRAGLIA RIPERCORRE CON DELICATEZZA E PASSIONE LA SUA GIOVINEZZA

locandina annifeliciGENERE: commedia generazionale

USCITA IN SALA: 3 ottobre 2013

DURATA: 100 minuti

VOTO: 4 su 5

Il bello di poter girare a Roma un film degli anni 70 è che per molti versi ci siamo ancora rimasti noi romani, agli anni 70. In Anni Felici siamo esattamente nel 1974 e la famiglia Luchetti, perché di proprio quella si tratta, sta trascorrendo forse il momento più difficile della sua vita, quello che, a distanza di anni, si rivelerà invece un periodo genuino e sentimentale, i migliori anni di una vita insieme.

Una storia dai contorni semplici, diretti, emotivi, narrata dalla voce off del protagonista da piccolo, una visione d’insieme, padre-madre-e-prole che molto spesso viene trascurata, ma che invece in giovane età ha una rilevanza fondamentale, specialmente in epoche storiche più travagliate. Il film è un lungo ricordo, quasi un’emozione trasmessa dalla 8mm alla cinepresa di oggi, un ritratto intimo che Luchetti pennella con dolcezza.

Andando a fondo nei personaggi, interpretati magistralmente da Kim Rossi Stuart  (che vogliamo al cinema molto più spesso) e da una sorprendente Micaela Ramazzotti, abile nel nascondere la sua bellezza, rimanendo seducente a qualunque sguardo. Maschile o femminile che sia. Il racconto di una coppia che si attrae e si allontana, artista contemporaneo lui (bella la sottile ironia sul mondo delle gallerie), madre tuttofare lei, nel tardo femminismo del novecento, quando il soldo non contava.

Incomprensioni, tradimenti, abbracci, discussioni e amore vero. Quello che ci rendiamo conto esistere magari troppo tardi, due famiglie di origine agli antipodi e una visione mai melensa del nostro passato, quasi contemporaneo. Quegli anni felici così vicini all’attualità da sembrare un lasso di tempo microscopico e non 40 anni tondi tondi. Luchetti, con Rulli e Petraglia, tratteggia una Roma come la vede Sorrentino, di una grande bellezza anche nei rapporti umani e nel vuoto da colmare tra presenza e assenza.

Un padre, una madre e due figli, il resto gira attorno, l’importante è la solida unione, perché quando il sentimento c’è anche il film scorre più agevolmente, la curiosità sui loro destini monta e la scenografia delle loro esistenze diventa opera d’arte. Visivamente complessa, esteticamente semplice. Un omaggio privato e ben realizzato alla new wave italiana che fa tanto bene al morale e al cinema che vorremmo vedere.

 

 

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