Il potere dei soldi: recensione film

UN THRILLER CHE PARTE DA UN BUONO SPUNTO PER POI PERDERSI IN UNA STORIA D’AMORE

il potere dei soldi locandinaGENERE: thriller

DURATA: 115

DATA DI USCITA: 12 Settembre 2013

VOTO: 2 su 5

Per gli amanti del cinema d’azione, quello che ti inietta adrenalina allo stato puro nelle vene, il thriller è il genere per antonomasia perché mischia action a suspense, creando un rebus intrigante tutto da scoprire. Negli ultimi tempi però, di signori thriller, quelli che meriterebbero la T maiuscola, non se ne vedono molti. Degni di nota, nel minestrone di uscite in sala, ricordiamo Now You See Me – I maghi del crimine, La notte del Giudizio e In Trance. Ma al di là di qualche buon prodotto, i gialli che escono in sala sono spesso rivisitazioni di vecchi film, o, ancor peggio, qualcosa di già visto. L’originalità insomma scarseggia, e non si salva in questo Il potere dei soldi, diretto da Robert Luketic.

Il regista di 21, parte bene nel voler portare in scena una storia doppiogiochista di spionaggio finanziario, con buoni spunti come il controllo tecnologico per raccogliere informazioni al rivale. Una sorta di grande fratello esperto che si muove tramite computer, telecamere, smartphone, tablet per avere un asso nella manica da sfoggiare nel momento in cui la competizione si fa più dura del previsto. Due grandi colossi della finanza, si sfidano infatti in una gara che non ha nè vinti nè vincitori, usando come pedina un giovane ragazzo che pagherà a sue spese la voglia di entrare a tutti i costi in un mondo in cui l’ingiustizia regna sovrana.

Sbaglia però Luketic, nel voler dare ampio spazio alla storia d’amore che nasce tra i due giovani protagonisti Liam Hemsworth e Amber Heard. Sullo sfondo di una New York invasa dagli intrighi finanziari e dal gioco sporco, di temi da approfondire in questo senso ce n’erano eccome. Degna di nota la sfida tra i due colossi della Wall Street di finzione: Gary Oldman, che nell’ultimo periodo abbiamo trovato più in forma che mai, e l’intramontabile quanto instancabile Harrison Ford. I due da soli reggono il film, anche se il vero protagonista sarebbe Hemsworth, che però non riesce a mettere a segno un’interpretazione da numero uno come un film del genere richiedeva. Per fortuna la vecchia guardia, non delude mai.

Tra illegalità, opportunismo, competizione, spionaggio, sopraffazione dei valori morali e manie di protagonismo, il film di Luketic parte bene per poi perdersi nel nulla creato dalla storia d’amore completamente fuori luogo per il peso ricevuto. Per essere il primo thriller, dopo una lunga carriera sviluppatasi attorno a commedie di vario genere, il beneficio del dubbio e di una seconda chance, comunque, gliela concediamo.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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