Lo Sconosciuto del Lago: Recensione film

DAL REGISTA DI CINEMA QUEER ALAIN GUIRAUDIE ,UN NUOVO FILM FUORI DAGLI SCHEMI, PREMIATO AL 66° FESTIVAL DI CANNES

GENERE: Drammatico

DATA DI USCITA: 26 settembre

V.M. 18

REGIA: Alain Guiraudie

VOTO: 3/5

Lo sconosciuto del lago

Fin dove siamo capaci di arrivare, pur rischiando seriamente, per soddisfare il nostro desiderio?” Questo è il quesito a cui Alain Guiraudie, regista di cinema queer, ha voluto trovare una risposta con il suo ultimo film, Lo sconosciuto del lago, premio per la miglior regia nella sezione Un Certain Regard del 66° Festival di Cannes.

Oggetto del desiderio è Michel (Christophe Paou) un bell’uomo, che tutti i giorni si reca presso la spiaggia di un lago alla ricerca di sesso occasionale. Insieme a lui, molti altri uomini, si ritrovano su quella sponda, tutti con lo stesso obiettivo. Tra di loro, Franck (Pierre Deladonchamps), un giovane che a poco a poco si innamora di Michel e decide di perseguire la sua passione accecante nonostante la pericolosa scoperta del segreto che egli nasconde. Mentre il giorno e la notte si susseguono, il mistero si infittisce, e in una sorta di intreccio hitchcockiano, ci scopriamo a sorreggere Franck, vittima del sua stesso amore.

Guiraudie, con una ritrovata volontà di raccontare il reale, mostra dunque il mondo omosessuale senza utopie o intenzioni militanti, per raccontare un tema universale, ossia quello dell’attrazione verso il male. Lo scandalo al quale il mondo ha gridato, dopo la proiezione a Cannes, non è quindi quello del sesso mostrato, pur essendo esplicito nel film, ma quello dell’inevitabile fascinazione nei confronti della violenza e di quello che è consapevolmente sbagliato.

Lo sconosciuto del lago per queste ragioni non può essere categorizzato nel cosiddetto cinema queer, ma si tratta, al contrario, di un film che può essere visto e riconosciuto da tutti.

Nei pressi di un lago, che mostra e nasconde, tra il piacere e la sofferenza, Guiraudie racconta così, di pulsioni universali, quelle con cui tutti, ogni giorno, siamo costretti a fare i conti, solo per il fatto di essere ancora vivi.

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Critica e ufficio stampa free lance si autodefinisce "agonista del cinema".
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