Ron Howard racconta Rush

“MI PIACE RACCONTARE STORIE DI PERSONAGGI MESSI ALLA PROVA DA SITUAZIONI INSOLITE”

A vederlo così, con un cappellino da beseball in testa, sembra quasi di ritornare indietro agli anni 80’ e invece Ron Howard, l’indimenticabile Richie Cunningham di Happy Days, è oggi un regista stimato e già Premio Oscar per A beautiful minds.

Il suo ultimo lungometraggio, che sarà nelle sale a partire dal 19 settembre, racconta ancora una volta dopo Frost vs Nixon e Cinderella man una rivalità che stavolta ha come cornice le piste di Formula 1.

Rush mette in scena la storica rivalità tra il pilota inglese James Hunt (Chris Hemsworth) e il suo rivale austriaco Niki Lauda (Daniel Brühl). Il film ripercorre gli anni d’oro della Formula 1, partendo dagli esordi in Formula 3 dei due protagonisti fino ad arrivare al culmine della loro carriera e alla drammatica stagione del 1976 durante la quale il campione del mondo in carica Lauda, in lotta per il titolo con il collega Hunt, fu vittima di un tragico incidente.

Howard il film racconta la rivalità fra due uomini, due personalità differenti: questo è un po’ un tema costante dei suoi film se pensiamo a Frost/Nixon, a Cinderella Man, ma in fondo anche il protagonista di A Beautiful Mind era in lotta coi propri fantasmi. È  in questa rivalità che tu trovi il senso del racconto della storia?

Mi piace moltissimo raccontare di personaggi messi alla prova in situazioni insolite, sorprendenti, per cui scelgo questo tipo di storie, storie in cui alcune persone sono messe in situazioni estreme, persone che fanno cose completamente diverse per mettere alla prova sé stesse, queste persone hanno dell’uomo comune molti elementi ma per certi versi sono diversi dall’uomo della strada.

In tutti i tuoi film riecheggia il tema della morte. Anche in questo film il tema è presente come sfida continua che hanno i piloti di Formula 1 con la morte. Che rapporto hai con questo tema?

Io credo che il nostro modo di rapportarci alla morte ci definisca come esseri umani. Ciascuno di noi affronta il rapporto con la morte in maniera diversa. I personaggi di questo film hanno un punto di vista sulla morte molto particolare, condiviso dai piloti di Formula 1 degli anni Settanta. Io credo che Niki Lauda avesse un modo un po’ particolare di rapportarsi all’idea della morte, ne ho parlato con Daniel (Brühl) e farei parlare lui di questo aspetto del suo personaggio.

Con Peter Morgan come avete lavorato alla sceneggiatura? Chi ha avuto per primo l’idea del film? La sceneggiatura era un testo intoccabile oppure è stata adattata alle esigenze del set?

Ho già lavorato con Peter per la sceneggiatura di Frost/Nixon e siamo diventati amici. Quando lui è entrato in contatto con la storia me l’ha raccontata e ne abbiamo parlato insieme, entrambi ci abbiamo visto la stessa cosa, una combinazione di personaggi unici in un mondo affascinante e quindi abbiamo deciso di realizzarne un film. Abbiamo cominciato a lavorare alla sceneggiatura che si è sviluppata mano a mano, anche grazie al lavoro con gli attori, era una cosa in continuo divenire. Poi Peter è entrato ancora di più nel film perché è ne anche produttore”.

Come ha scelto Pierfrancesco Favino per il ruolo di Clay Regazzoni?

Quando si è trattato di scegliere il cast è stato bello e ho scoperto attori come Chris e Alexandra. Ma quando ho dovuto scegliere l’attore per interpretare Regazzoni ho avuto subito solo un nome in mente e sono felice che Pierfrancesco abbia voluto farlo. Non è un ruolo principale ma è molto importante e credetemi nel film c’è molto più Regazzoni di quanto non stesse nella sceneggiatura e questo grazie alle idee e alla creatività di Pierfrancesco sul set.

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