Rush: Recensione Film

RON HOWARD TORNA AI SUOI LIVELLI E PRODUCE UN RACCONTO ASCIUTTO E CONVINCENTE

locandina rushGENERE: sportivo

USCITA IN SALA: 19 settembre 2013

DURATA: 123 minuti

VOTO: 4,5 su 5

Lauda e Hunt, Hunt e Lauda: la scelta non è nello stile di vita, ma nello stile di guida. Ad alta velocità, nella mortale F1 degli anni 70, quella in cui Ferrari e McLaren, avversarie da sempre, si contendevano fino all’ultima curva il titolo di campioni del mondo su asfalto. E i due piloti, amici-nemici anche fuori dalla pista, battagliavano come non mai, a dispetto di incidenti clamorosi o imprevisti matrimoniali.

Due personaggi distanti anni luce, austriaco e schivo il primo (bandiera di questo sport nei decenni successivi), biondo, inglese e solare il secondo, entrambi accomunati da una passione per i motori che li ha resi leggenda, specie nella loro competizione sfociata nell’indimenticabile annata 1976. In cui solo l’ultimo girò decretò il campione della formula uno. Vecchio stile, antiche regole e gare estreme al volante che hanno reso grande questo sport e da cui Ron Howard riparte con intelligenza.

Con Rush racconta le origini di questa rivalità, mantenendo finalmente uno stile asciutto e convincente, punta alla storia dei personaggi, guardando oltre il loro fascino mediatico, scavando nelle loro debolezze e nei punti di forza così ben descritti dalle interpretazioni di Daniel Bruhl e Chris Hemsworth, fisicamente distanti, mentalmente uniti da l’unica missione possibile: dare lustro al duello dei duelli. E in cui anche Favino-Regazzoni dice la sua.

Riuscendoci in maniera impeccabile, il film scorre con dolente sapienza nei momenti drammatici, esalta il lato prettamente sportivo, nonostante la sua pericolosità, punta sulla vita in gioco ad ogni rettilineo e inquadra perfettamente il lato privato di ciascuno dei due personaggi, sofferenti, impavidi, eroici, umani. Un quadro delineato con classe che emoziona e coinvolge anche con qualche mancanza di pathos, specialmente per chi conosce l’esito della reale vicenda.

Il punto di forza si focalizza proprio in quella visione realistica, sulla maestria delle riprese e sulla scelta oculata di ogni singola sequenza, in quello sguardo attento ai dettagli (vedi l’apparizione di Enzo Ferrari) e nel make up terribilmente realistico apposto al Lauda narratore. Storia alle spalle, Howard si scrolla di dosso l’iperbolismo del suo recente passato e confeziona Rush come un esaltante gran premio da corsa in cui vince non solo chi è più veloce. Il resto conta eccome.

 

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