Venezia 70 – Tom a la ferme: recensione film (concorso)

UN INTRIGANTE NOIR FIRMATO, SCENEGGIATO E INTERPRETATO DA UN GIOVANISSIMO

Un Enfant prodige. Così ci sentiamo di definire Xavier Dolan, ventiquattrenne cineasta canadese, che vanta alle spalle una carriera già invidiabile. Quello in concorso alla 70esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia è infatti il suo quarto lungometraggio, anche il quarto che partecipa ad un concorso internazionale di grande importanza. Una competenza incredibile lo contraddistingue, una fama già a livello mondiale lo precede. Tom a la ferme è il suo ultimo film, che non solo ha diretto ma anche interpretato e sceneggiato, adattandolo dal testo letterario di Michel Marc Bouchard.

La storia è ambientata nelle distese immense e nebbiose del Quebec, in una cittadina lontana dalla grande città di Montreal, dove la vita si è fermata da tempo, racchiusa nell’ottusità delle persone che ci vivono. Tom arriva in questo luogo per un funerale, quello del suo ragazzo. Agathe, madre del defunto non sa della loro relazione, mentre invece ne è a conoscenza il fratello Francis, che minaccia Tom di non proferirne parola con Aghate altrimenti se la vedrà con lui stesso. Passato il funerale, Tom rimane incastrato nella realtà rurale, legato inspiegabilmente a Francis che non fa altro che deriderlo, minacciarlo e picchiarlo.

E’ una storia che inizialmente sembra dirigersi verso la denuncia delle discriminazioni omosessuali, ma che progressivamente si sviluppa nella direzione di un racconto di una relazione d’amore ed odio. Perchè Tom potrebbe prendere e tornare in città in qualunque momento, ma ossessionato e persuaso dalla personalità dominante di Francis decide volutamente di rimanere. Prende piede così un intrigante gioco di passione e seduzione, subordinazione e passività, che tiene lo spettatore incollato allo schermo, consapevole che qualcosa succederà a breve. Il ricordo dell’amato defunto, rivive nel fratello Francis e lo incatena in un posto lontano anni luce dal suo habitat quotidiano. La speranza di sentire ancora il suo odore, la perduta passione vengono messi in primo piano rispetto alla sua vita, alla sua incolumità fisica e mentale.

Magistralmente interpretato da Dolan nel ruolo protagonista, Tom a la ferme è un noir con risvolti thriller e horror che entusiasmano spiazzando con colpi di scena attesi ma inaspettati. La sceneggiatura mai banale, a tratti mostra dell’ironia che arriva puntuale quando il film cade troppo nella drammaticità, che tocca i suoi livelli più alti specialmente nei toccanti e sofferenti primi piani. La musica inoltre, aiuta a far salire la tensione, in un seguendo di immagini che sembrano portare alla tragedia finale.

Dolan destreggia mirabilmente la materia da lui creata, sotto tutti gli aspetti davvero entusiasmante, lasciando dietro di lui, di anno in anno, sempre più registi anche con maggiore esperienza. Creativo, amante del rischio, con un talento spiccato per l’originalità. Sicuramente continueremo a sentirne parlare.

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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