Visioni Fuoriraccordo Film Fest: Intervista a Giacomo Ravesi

FILM4LIFE INTERVISTA IL COORDINATORE ARTISTICO DEL FESTIVAL CHE SI DEDICA ALLE STORIE DI PERIFERIA

Schermata 2013-09-30 alle 10.46.52Manca poco all’inizio della 6° edizione del Visioni Fuori Raccordo Film Festival, e sarà Daniele Vicari a tagliare il nastro, giovedì 3 ottobre presso il Nuovo Cinema Aquila, per presentare in anteprima il documentario  Sotto l’argine realizzato dagli allievi della Scuola Gian Maria Volontè, con la supervisione di Daniele Gaglianone.

Tra i media partner del Festival, anche Film4Life, che ha voluto conoscere da più vicino gli organizzatori come il direttore del Festival Luca Ricciardi e il coordinatore artistico Giacomo Ravesi.

Proprio con quest’ultimo abbiamo fatto una lunga chiacchierata, ed ecco cosa abbiamo scoperto:

Qual è stato l’iter che ti ha fatto arrivare al ruolo di coordinatore artistico del VFR2013?

Professionalmente: la mia esperienza maturata come studioso di cinema documentario presso l’Università degli Studi di Roma Tre dove ho conseguito la laurea in Dams e il dottorato di ricerca. Umanamente: mi piace invece credere, che sia stato il fatto di essere nato e aver sempre vissuto in una periferia romana!

Quali sono i compiti che deve affrontare il coordinatore artistico di un festival?

I compiti riguardano tutte le questioni relative all’ambito della cura artistica: la ricerca delle opere in concorso, il coordinamento della selezione che viene comunque svolta attraverso un lavoro di gruppo, la valutazione delle ipotesi di ospiti e fuori concorso, l’approvazione di altre iniziative a margine come workshop, seminari, ecc.

Da dove nasce l’idea del VFR?

Il VFR nasce nel 2006 da una riflessione nata da Luca Ricciardi, direttore del Festival e Massimiliano Cera sull’onda del crescente interesse mediatico nei confronti delle rivolte scoppiate nelle banlieue parigine. Durante questi anni lo stato di malessere, le rivolte e i casi di delinquenza hanno “condito” la rappresentazione delle periferie del nostro paese dai salotti televisivi alla carta stampata. Noi abbiamo invece creduto che il cinema del reale avrebbe restituito uno sguardo più maturo e eticamente corretto nei confronti di quegli universi ai margini. E così ci siamo messi al lavoro!

Perché la periferia come oggetto principale di discussione?

Perché crediamo che le periferie e le aree marginali rappresentino delle avanguardie: testimoni di una memoria storica e antropologica e fautori di un futuro ormai prossimo. Le periferie come laboratorio della società del futuro: luoghi – fisici e metaforici – in cui si anticipano le trasformazioni urbanistiche, esplodono i conflitti sociali, si producono nuove forme di aggregazione e di stili di vita.

 Su quale criterio avete selezionato i film in concorso?

Sulla pertinenza e rappresentatività tematica delle opere in riscontro al concetto di periferia e – aspetto imprescindibile – sull’originalità e qualità estetico-stilistica dei film.

Parlaci dell’interessante iniziativa dei lavori pubblici della Giuria

Dalla sua II edizione, il Festival ha introdotto in forma permanente un’iniziativa riguardante la trasparenza e la divulgazione pubblica dei lavori della giuria, che consiste nella ripresa video e nella diffusione on-line dei lavori dei giurati e costituisce uno dei caratteri distintivi del Festival. A partire da una provocatoria idea di Ansano Giannarelli – una persona e un documentarista a cui questo Festival deve molto – l’iniziativa nasce dall’esigenza non solo di dare maggiore trasparenza al concorso e al processo di assegnazione dei premi, ma anche e soprattutto di favorire una concezione dei festival come luogo di riflessione e scambio culturale tra registi, promotori culturali e intellettuali.

Rapporto difficoltà/soddisfazione nell’organizzare un Festival in Italia e nello specifico a Roma?

Sicuramente le difficoltà riguardano l’ambito economico, il reperimento di fondi e finanziamenti: i tagli ricevuti negli ultimi anni dalle Istituzioni Pubbliche e la problematicità a trovare sovvenzioni da enti privati non ci hanno chiaramente aiutato. Le soddisfazioni riguardano invece il consenso d’interesse dimostrato negli anni da spettatori e autori: un pubblico maturo e appassionato che sembra condividere un percorso e un sentire comune di riscoperta e avanzamento.

Una caratteristica che contraddistingue il Visioni Fuori Raccordo rispetto agli altri festival di documentari?

Più che una caratteristica è la nostra sfida: voler indagare il documentarismo italiano contemporaneo mappandone geograficamente luoghi e pratiche di ricerca, tentando di coglierne le evoluzioni e le spinte innovative verso il domani.

 

Grazie a Giacomo Ravesi e non perdetevi l’appuntamento con il Visioni Fuori Raccordo Film Festival, dal 3 al 6 ottobre al Nuovo Cinema Aquila.

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