Dell’arte della guerra: recensione documentario

LA LOTTA OPERAIA – E NON DI CLASSE – DEGLI UOMINI DELLA INNSE DIVENTA UN VIDEO-TRATTATO SULLA STRATEGIA DELLA BATTAGLIA DELLA CONTESTAZIONE

 

Dell-Arte-Della-Guerra

Milano, 2009: quattro operai della INNSE salgono su un carroponte a 20 metri da terra per evitare che vengano smantellati i macchinari della loro fabbrica, per evitare che il loro luogo di lavoro chiuda. Rimangono lì otto giorni nei quali i media si mobilitano e per un po’ una nuova forma di lotta operai diventa di nuovo protagonista delle pagine dei giornali.

Una guerra non di conquista ma di difesa, non combattuta con armi ma con disperazione e dignità e raccontata nel documentario di Silvia Luzi e Luca Bellino, Dell’arte della guerra. Ha molto di letterario, oltre al riportare alla mente le famose opere firmate da Macchiavelli e dal generale cinese Sunzi, il lavoro dei due documentaristi che si divide in quattro capitoli che hanno come titolo i fondamentali della guerra: Individuare il nemico, Formare un esercito, Difendere il territorio, Costruire una strategia.

La natura di Dell’arte della guerra è sicuramente giornalistica: un racconto, al di là dei cancelli, dei giorni di contestazione degli operai INNSE. Al contempo, però, i coregisti Luzi e Bellino cercano di ampliare la visione dando vita a una sorta di cine-trattato su come sono cambiate le metodologie di contestazione e quel che viene fuori è che la lotta di classe è ormai un mito stantio e lontano dai nostri tempi mentre il sentimento di alienazione del lavoratore è ancora vivo e forte.

I cineasti si schierano senza ombra di dubbio dalla parte degli operai e non da quella dell’esercito opposto: la loro fierezza e le loro ragioni sono più volte sottolineate e la metafora della guerra trova coerenza anche nel lessico che gli stessi protagonisti usano per parlare della loro contestazione che mette in evidenza la realtà della fabbrica, il rapporto tra lavoratore e padrone e sottolinea con rigore e chiarezza che c’è qualcosa per la quale vale davvero la pena combattere. Per la quale bisogna combattere. Questo documentario è un racconto lucido di una battaglia lecita. Un saggio di guerriglia contemporanea nato in periodo storico in cui il lavoro, e quindi la vita, è divenuto nuovamente guerra.

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Fiera, sommessa, repentina e breve. Anima d'annata ma anche editor e talent scout.
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