Scandal, la terza stagione: first look

PERCHÈ TUTTO CAMBI NULLA DEVE CAMBIARE, SCRIVEVA TOMASI DI LAMPEDUSA E CONFERMA OLIVIA POPE (SPOILER!)

scandal_season3_poster1Perché tutto cambi nulla deve cambiare, scriveva Tomasi di Lampedusa nel suo Il Gattopardo e questa massima risorgimentale varca la storia e arriva nei tempi moderni messa in pratica dagli sceneggiatori di Scandal serie prodotta da Shonda Rhimes (Grey’s Anatomy, Private Practice) in onda, dal 3 ottobre scorso, sulla Abc e arrivata alla terza stagione.

Olivia Pope è l’amante afroamericana del Presidente degli Stati Uniti nonché sua ex addetta stampa, nonché fondatrice si un’unità di gestione di crisi privata la Pope e Associates.

Nelle prime due serie abbiamo visto come Olivia e Fitz (il Presidente) siano, tra alti e bassi, assolutamente impossibilitati a stare l’una lontano dall’altro e come, nonostante vari tradimenti che comprendono la First Lady e un agente e il segreto delle elezioni pilotate anche da Olivia (Fitz non ha vinto con i numeri e in effetti un po’ scemotto è sempre sembrato per poter essere presidente Usa), il loro amore vinca su tutto.

La svolta di questa love story line (ogni episodio ha sia una parte autoconclusiva che riguarda il caso singolo che segue la Pope sia una parte inerente agli scandali della Corte di Washington che diventano il motivo scatenante della curiosità che porta lo spettatore a rimanere legato alla serie) sembrava essere arrivata alla fine della seconda stagione quando il nome di Olivia Pope finalmente era uscito allo scoperto: qualcuno ha parlato spifferando che è lei l’amante del Presidente.

La terza stagione si apre con la bella Kerry Washington (Olivia) che viene rapita dalla limousine del padre (pure lui invischiato nelle losche questioni Casa Bianca e che da qualche puntata già era comparso senza presentarsi come padre della protagonista) che vuole obbligarla a sparire in quanto essendo, suo malgrado, uscita fuori la sua relazione su Fitz potrebbe essere fatta fuori.

La bella, e sempre in tiro, Pope ovviamente non accetta e a salvarla sono i suoi fidi cagnolini e compagni di lavoro che tirano fuori le dichiarazioni di una povera dipendente della Casa Bianca che davanti a un cellulare da ubriaca ha ammesso che Fitz è un bell’uomo: da lì i riflettori sono puntati su di lei e la storia tra Olivia e Mr. President è salva.

Chi ha parlato? Chi ha tentato di far uscire fuori la verità? Niente di più semplice: lo scemotto Fitz, che quando vuole ne sa una più del diavolo, nella speranza che la parola amore lo salvasse dagli attacchi dei più conservatori (lui è un repubblicano e il suo personaggio è ispirato a Bush Jr. mentre quello della Pope a Judi Smith che si racconta fosse la sua amante) e del suo partito.

Tutto è cambiato alla fine della seconda stagione di Scandal perché niente cambiasse all’inizio della terza: Olivia e la sua reputazione sono salve ora la sua cliente è la povera tizia messa in mezzo dai suoi associati e il problema della serie tv è che, se si continua così, pur essendo uno show tv intelligente e antiamericano – si spara a zero su Washighton tra un complotto e un altro mettendo in mostra anche la nascosta realtà della tortura e la facilità di far fuori i traditori – il tutto diventi un tantinello ripetitivo.

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