The OA: First Look

LA NUOVA, MISTERIOSA E INDECIFRABILE SORPRESA DI NETFLIX

the-oaDi solito tendiamo a introdurre gli articoli di questa rubrica, con una breve sinossi della trama generale della serie presa in esame, o, perlomeno, del Pilot di cui stiamo parlando. Con The OA e, in particolare, col suo primo episodio Homecoming tale pratica non potrebbe essere più fuorviante, tanto per voi lettori, quanto per chi si ritrova a parlarne. A fronte di quanto accade nel terzo atto finale (e, ovviamente, negli episodi successivi), basterebbe infatti dire che la serie vede come protagonista una giovane donna, Prairie Johnson, che dopo sette anni dalla propria scomparsa, torna a casa dopo aver, almeno apparentemente, tentato il suicidio? Basterebbe aggiungere il dettaglio, sicuramente tutt’altro che insignificante, riguardante la vista della donna, la quale sette anni prima era cieca mentre adesso, miracolosamente, non sembra esserlo più? Ovviamente no, ma sicuramente basta per intrigare il fruitore a saperne di più e a recuperare subito lo show, esattamente come è sufficiente per la nostra breve introduzione riguardante l’indecifribilità di questo nuovo prodotto Netflix.

Dopotutto The OA gioca con la curiosità dell’utenza della piattaforma, e più in generale di tutti gli appassionati di serie tv (che ogni giorno aumentano a vista d’occhio), fin dalla sua pre-produzione. Annunciata nel marzo del 2015, infatti, di questo misterioso show non se n’è saputo più niente. Questo fino a pochi giorni fa, quando ne è stato diffuso il trailer sul web, praticamente senz’alcun preavviso. Trailer che, tra l’altro, non ha  poi spiegato un granché della trama, utile più che altro ad annunciare il rilascio (al solito, tutto in una volta) della serie, datato 16 Dicembre. Nessuna pubblicità, nessun clamore, a “parlare” solo gli 8 episodi (tutti con un minutaggio variabile dai 70 fino ai 30 minuti) che formano la prima stagione: bene, difficile dire che la scelta non sia stata azzeccata, visto come in fretta lo show sia diventato un vero fenomeno mondiale. The OA è ideata da Brit Marling, che recita anche il ruolo della stessa Prairie, e Zal Batmanglij, regista di tutti gli episodi, un duo che, praticamente sempre con gli stessi ruoli ha dato vita ai film indipendenti Sound of my voice The East. Tra i produttori, invece, figura anche un certo Brad Pitt con la sua Plan B Entertainment.

Homecoming, quello che una volta si sarebbe chiamato “Pilot” ma la cui accezione sta sempre più perdendo di significato, data l’evoluzione della produzione televisiva, può essere così preso benissimo come più grande emblema della pratica del bing watching avviata da Netflix, fondamentale come mai prima d’ora per la giusta fruizione del prodotto offerto. Diventa infatti piuttosto complicato giudicare un episodio che non si rivela altro che essere, per la sua maggior parte, un’introduzione di un ulteriore racconto ambientato in un altro luogo e in un altro tempo. D’altronde quando i titoli di testa appaiono solo dopo 50 minuti, quando la conclusione arriva nel momento più anti-climatico possibile, è chiaro che siamo di fronte ad un nuovo livello del concetto di “straniamento” (termine che, guarda caso, è coniato dai formalisti russi, e dove si va sul finire d’episodio? Ok, scherziamo, però…).

Alla fine non resta che constatare quanto The OA resti quel che prometteva di essere fin dall’inizio: un assoluto mistero. Accostata a tante serie, da The Leftovers a Black Mirror, fino a Fringe e Lost, la verità sembra essere che si tratti di un prodotto più che unico, con una precisa identità (per quanto difficile da trovare), ennesimo esempio di come la forma della serialità televisiva sia oggi la sede più consona per sperimentare nuovi linguaggi audiovisivi, piuttosto che sul grande schermo, dove si prendono sempre meno rischi. Se poi sia un esperimento riuscito o meno, sta alla sensibilità del singolo spettatore deciderlo.

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