Berlino 2017: da Guadagnino a Wolverine

IN CORSO IL FESTIVAL DI BERLINO CHE CHIUDERÀ I BATTENTI IL 19 FEBBRAIO

berlinale-2017Partito ormai da qualche giorno (precisamente, il 9), il Festival di Berlino, diretto da Dieter Kosslick, il festival meno glamour e più politicamente impegnato di tutti, sta ovviamente facendo parlare di sè. La Berlinale è giunta alla sua 67° edizione, e al solito si distingue per la ricchezza della sua selezione, con centinaia di titoli sparsi in giro per la capitale. Non c’è solo il concorso ufficiale, infatti, a formare il denso programma, ma attraverso diverse sezioni, dalle sperimentazioni di Forum al cinema indipendente di Panorama, la manifestazione, fino alla Generation indirizzata ai più giovani, la manifestazione cinematografica raccoglie tutto il meglio che la settima arte ha da offrire, proveniente da ogni parte del globo.

Tutto il mondo, a parte l’Italia, verrebbe quasi da dire. Dopo la vittoria di Fuocoammare (candidato come Miglior Documentario agli Oscar) di Gianfranco Rosi dello scorso anno, quest’anno il cinema italiano è assente nella “selezione ufficiale”. Ci pensa allora il “nostro” Luca Guadagnino (attualmente al lavoro sul remake di Suspiria) a portare in alto il tricolore. Proprio oggi il suo Chiamami col tuo nome, di co-produzione italo-francese, è stato presentato nella già citata sezione Panorama, dopo aver riscosso un discreto successo al Sundance Film Festival. Sceneggiato dallo stesso Guadagnino con James Ivory e Walter Fasano, il film vede come protagonista del film Armie Hammer (“vecchia” conoscenza di un’altra coppia di registi italiani, ossia i Guaglione-Resinaro di Mine) e mette in scena l’attrazione che nasce in una calda estate italiana tra il diciassettenne cosmopolita Elio e il giovane accademico americano Oliver, narrata nel romanzo omonimo di André Aciman.

Restando in campo di “glorie nazionali”, il 16 Febbraio, ovvero tra due giorni, sarà invece premiata e celebrata (con un’intera rassegna in suo onore) la costumista Milena Canonero, vincitrice di ben quattro Oscar di categoria: nel 1976 per Barry Lindon di Stanley Kubrick; nel 1982 per Momenti di Gloria; nel 2007 per Marie Antoinette di Sofia Coppola; infine, l’ultimo, nel 2015 per Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Il geniale ed indimenticato regista statunitense è stato una figura cruciale nella carriera della Canonero, visto che portano le sue firme, oltre alla citata pellicola che le portò il primo riconoscimento, anche i costumi di Shining Arancia Meccanica. 

Ma la domanda che accompagna ogni festival, dopotutto, è sempre la stessa: chi trionferà? In questo caso, chi vincerà l’Orso d’Oro? I “papabili” sono molteplici. Tra i favori c’è sicuramente The Other Side of Hope, sopratutto perché segna il grande ritorno di Aki Kaurismaki dietro la macchina da presa, a sei anni di distanza dall’osannato Miracolo a Le Havre, che gli valse il premio della giuria al Festival di Cannes. Gli avversari del regista finlandese sono probabilmente da cercarsi (outsider imprevedibili permettendo) tra Etienne Comar, autore di Django, film che ha aperto l’edizione; il ricchissimo cast di The Dinner di Oren Moverman, ossia Richard Gere, Steve Coogan, Rebecca Hall; la regista Sally Potter (Rage) e l’attrice Kristin Scott Thomas di The Party; la moglie transgender interpretata da Daniela Vega e diretta da Sebastiàn Lelio di Una Mujer fantàstica. Il 18 febbraio conosceremo il vincitore finale, che sarà scelto dalla giuria presieduta da Paul Verhoeven, nella quale figura, tra i tanti nomi importanti dell’ambiente, anche l’attrice statunitense Maggie Gyllenhaal.

Ma, come detto (e come testimonia il “nostro” Guadagnino) l’attenzione di media e pubblico non se la prendono solo i titoli in lizza per il premio, anzi. Due grossi nomi sono infatti finiti nella lista più “mainstream” dei Fuori Concorso. Uno è Trainspotting 2, sequel del cult generazione del 1996, che vede nuovamente Danny Boyle alla regia e il ritorno di gran parte del cast originale. Il 17 Febbraio, invece, sarà una data storica per i “cinecomic”, dato che verrà presentato Logan, terzo film (nonché conclusivo, parrebbe) del franchise di Wolverine, primo del genere d’appartenenza a comparire in un Festival. Accanto ai due colossi, il quinto film di Stanley Tucci da regista, Final Portrait, interpretato da Geoffrey Rush e (ancora) Armie Hammer, e il nuovo film di uno dei filmaker di punta del cinema indipendente americano Alex Ross Perry, Golden Exits con protagonista Emily Browning.

 

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