L’odio “jusq’ici tout va bien”, di Mathieu Kassovitz

L’ODIO DI MATHIEU KASSOVITZ, IL RACCONTO DELLA GIORNATA DI TRE RAGAZZI AI MARGINI DELLA SOCIETÀ, RESPINTI E SENZA OPPORTUNITÀ

locandina-La-haine L'ODIO“Se solo fossi andato a scuola sapresti che l’odio chiama odio”

L’odio è un film del 1995 di Mathieu Kassovitz che racconta una giornata (20 ore) di vita di tre ragazzi, amici, nella banlieue di Muguets, nella periferia di Parigi, a 30 km dalla Tour Eiffel. I tre protagonisti del film, interpretati da Vincent Cassel nel ruolo di Vinz, Hubert Koundé in quello di Hubert e Saïd Taghmaoui in quello di Said, sono degli emarginati, disoccupati, che vivono alla giornata ai margini di una società che li respinge e non gli da opportunità.

Il motore che mette in moto il film è il ritrovamento di una pistola da parte di uno dei tre ragazzi, pistola che in qualche modo influirà sule loro successive ore di vita e che provocherà quella che metaforicamente è una caduta che dura 20 e finirà con un inevitabile quanto violento impatto.

Mathieu Kassovitz presentò l’opera a Cannes (dove vinse il premio per la miglior regia) con spavalderia e arroganza interrompendo conferenze stampa, compiendo escursioni estemporanee sul red carpet, in sostanza comportandosi come i suoi tre protagonisti nel film. L’obbiettivo, raggiunto, era quello di spiazzare il pubblico facendogli conoscere la “Vrai France” specificando però che per il pubblico la visione non deve essere “una visita allo zoo o un dizionario del gergo dei sobborghi”.

La realizzazione del film avvenne a stretto contatto con la popolazione della banlieue, riuscendo così a trasmettere il profondo senso di alienazione e spaccatura della periferia con Parigi, la società francese e più in generale con il mondo intero.

Il film è come lo definì Glen Sheppard “un ponte tra il cinema di look degli anni ’80 e il cosiddetto nuovo estremismo francese del 21esimo secolo” o se vogliamo inquadrarlo in una categoria più generica un thriller incalzante con sottotesto di critica sociale e politica.

I meriti principali del film e quindi ciò che l’ha reso un cult movie sono soprattutto stilistici: il grande realismo nelle interpretazioni dei tre protagonisti, una sceneggiatura composta da dialoghi incalzanti e una efficace colonna sonora. Il film è realizzato in bianco e nero, trovata perfettamente in linea con la fotografia sporca scelta per rappresentare Parigi e più in particolare i palazzi e le strade delle banlieue.

“Guardale ste pecore rimbecillite dal sistema, guarda quello con la sua aria da stronzo, tutto bellino con il giubbotto di culo di capra, è la razza peggiore! Li riconosci? Sono quelli che non muovono un passo sulle scale mobili che si lasciano trasportare dal sistema, che votano Le Pen ma non sono razzisti, sono quelli che vanno in sciopero quando si ferma l’ascensore, il peggio del peggio!” Hubert

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"Ci sono cose che non possono essere espresse con le a parole, è all'incirca questa la natura della pittura; ed è, per quanto mi riguarda, anche quella del linguaggio cinematografico. Ciò che puoi dire con un film non può essere espresso a parole.è questo il bello del cinema". Lynch