Clerks (Commessi), il film culto della “generazione X”

CLERKS (COMMESSI) DI KEVIN SMITH: UN PRODOTTO RIVELAZIONE, CHE HA FATTO DELLA SEMPLICITA’ IL SUO PUNTO DI FORZA

Just because they serve you doesn’t mean they like you


locandina clerksClerks, Commessi
, è un film-cronaca di una giornata qualunque nella vita di Dante (Brian O’Halloran) commesso ventenne in un emporio della cittadina di Leonardo nel New Jersey.

Quello che doveva essere il giorno libero di Dante inizia con la chiamata indesiderata che lo richiama invece sul posto di lavoro. Il film si concentra essenzialmente sulla chiacchierata che Dante ha con il suo amico e collega Randall (Jeff Anderson).

Clerks uscì nel 1994, prodotto in maniera indipendente dal giovane regista Kevin Smith. Fu girato con il misero budget di 27.575 dollari raccolti grazie ala vendita della collezione di fumetti di Smith e dell’utilizzo dei suoi stessi fondi per il college. A dispetto delle poche risorse economiche con cui fu prodotto, Clerks fu la rivelazione del Sundance Festival e premiato alla Semaine de la Critique a Cannes, ma più che altro divenne istantaneamente manifesto e culto di gran parte della cosiddetta “generazione X” (i ventenni degli anni ’90).

Un prodotto che fa della semplicità il suo punto di forza, un film che riesce a fotografare una generazione o, per meglio dire, un certo modo di vedere e intendere il mondo che trascende la generazione di riferimento e che parla in maniera diversa a tutti “noi”.

La frase ricorrente di Clerks è “Io oggi neanche dovevo stare qui”, un semplice escamotage comico all’apparenza, ma in realtà la vera chiave di volta della pellicola e l’elemento maggiormente caratterizzante. L’inadeguatezza la passività ma anche la passione per argomenti non canonici sono il centro di questo strano quanto bel lungometraggio.

clerks

 

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"Ci sono cose che non possono essere espresse con le a parole, è all'incirca questa la natura della pittura; ed è, per quanto mi riguarda, anche quella del linguaggio cinematografico. Ciò che puoi dire con un film non può essere espresso a parole.è questo il bello del cinema". Lynch