Civiltà perduta: recensione

UN FILM CHE ESALTA L’OSSESSIONE DI UN UOMO PIU’ CHE LA SUA RICERCA PER LA CIVILTÀ PERDUTA

civiltà-perduta-locandinaGENERE: drammatico, avventura

DURATA: 140 minuti

USCITA AL CINEMA: 22 giugno

VOTO: 3,5 su 5

Nel 1925, il leggendario esploratore britannico Percy Fawcett (Charlie Hunnam) si avventura in Amazzonia, nello stato di Mato Grosso, in Brasile, alla ricerca di un’antica civiltà, lo splendente regno di El Dorado, con lo scopo di fare una delle scoperte più importanti della storia.

Dopo aver catturato l’attenzione di milioni di persone in tutto il mondo, Fawcett s’imbarca insieme al figlio (Tom Holland), determinato a provare che quest’antica civiltà, da lui rinominata Z, esiste. Ma la spedizione scompare poi nel nulla.

Basato sul romanzo The Lost City of Z, la pellicola diretta da James Gray è volta a ripercorrere l’inizio delle imprese avventuristiche di Percy Fawcett, iniziando con un lunghissimo prologo che dal 1905 ci prepara a vent’anni di vita fatti di ricerca, scoperte e sopratutto ossessione – perché Civiltà Perduta è innanzitutto questo, la storia di ossessione di un’anima inquieta che cercava l’ultimo tassello dell’umanità, rinominato appunto Z come la lettera finale dell’alfabeto.

Il periodo storico è ben inquadrato: dalla tratta degli schiavi nel Sud America, all’espansione dell’impero coloniale, e dalla Prima Guerra Mondiale alle convenzioni sociali uomo-donna, Civiltà Perduta nasconde quel sotto-tema ambientalista che è sempre argomento di grande attualità. Per certi versi, il colonialismo ha rappresentato la fine delle antiche civiltà, del loro habitat, e l’inizio di un’epoca moderna volta a influire negativamente sul nostro Pianeta e le cui conseguenze sono latenti ancora oggi.

Nonostante la somiglianza verosimile con il vero Fawcett, Charlie Hunnam resta piuttosto statuario nel ruolo, mentre Robert Pattinson, nel ruolo dell’esploratore compagno di viaggio Henry Costin, funge da spalla ironica in alcune situazioni che rimarcano ancora di più la macchia dell’uomo in un ambiente che non gli appartiene: “Forse siamo troppo inglesi per questa giungla”, e “La giungla è l’Inferno”. Resta un po’ anonima Sienna Miller nel ruolo della moglie di Fawcett, mentre Tom Holland è quasi irriconoscibile nel ruolo del giovane inglese di borgata. La buona fotografia e la musica riescono a contestualizzare meglio il panorama di Civiltà Perduta, ma tuttavia il film ammette qualche imperfezione.

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Sintetizzare vent’anni di storia in quasi due ore di film è una scelta che boccia Civiltà Perduta. Il risultato è una sceneggiatura poco prolissa che lascia ben poco al vero racconto, ovvero i mesi che Fawcett e suo figlio passarono in Amazzonia poco prima della loro misteriosa scomparsa. La pellicola sembra quindi volta più a celebrare l’ossessione di un uomo piuttosto che la sua ricerca per Z, lasciando che lo spettatore indaghi sulla sparizione di Percy Fawcett, il cui destino resterà per sempre tra i più ambigui della storia delle esplorazioni. Così come la fantomatica città di El Dorado.

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Linguista, aspirante giornalista, amante del cinema, malata di serie tv, in particolare dei crime polizieschi.