Ritals, parla il creatore Svevo Moltrasio

INTERVISTA A SVEVO MOLTRASIO, CHE CI RACCONTA LA WEB SERIE CHE HA CREATO E AUTO PRODOTTO DAL TITOLO: RITALS

SVEVO MOLTRASIOShakespeare lo aveva detto molto tempo fa: partire è un po’ morire. Pur stando nella città più famosa del mondo (forse), la più romantica e affascinante (forse): Parigi. Vivendo da italiani all’estero, come hanno fatto i Ritals, il plurale di rital, termine dell’argot popolare francese messo ad indicare una persona italiana o di origini italiane, con connotazioni storiche negative, abbreviazione di “Réfugié italien”, annotato sui documenti degli immigrati. Così è scritto sulla pagina youtube di Ritals, la serie web che racconta la vita all’estero da italiano, creata, scritta e interpretata da Svevo Moltrasio, che abbiamo incontrato a Roma, sua città natia, e con cui abbiamo scambiato qualche parola…

 

COME VI SIETE CONOSCIUTI CON FEDERICO?
(FEDERICO IARLORI, l’attore co-protagonista della serie)

Ci siamo conosciuti a Parigi 5 anni fa, e no, non abbiamo mai vissuto insieme, eravamo colleghi in questo call-center dove ho lavorato per anni. Prima è nato un rapporto di amicizia, poi quest’idea di Ritals. Nata perché lui aveva visto i miei corti, ho un passato da regista cinematografico, lui invece è giornalista con la voglia di recitare e mi ha proposto di fare qualcosa insieme. Alla fine, dopo un medio-metraggio di 50 minuti insieme (ma non come Ritals e dal titolo Intibah, disponibile su Youtube), ci siamo trovati bene a lavorare sul set e così è nato il nostro duo, fulcro del successo di questa web serie, considerando come i nostri amici che avevano visto il piccolo film, si erano detti entusiasti del risultato finale.

QUANTO C’È DI VERO IN QUELLO CHE RACCONTI?

La forza di Ritals è il fatto che raccontiamo cose molte frequenti per chi vive all’estero, la gente ci si riconosce e da lì nasce il vero successo. Le persone devono identificarsi nei personaggi, lo vediamo nei nostri episodi, quelle puntate che sono più legate a situazioni che hanno vissuto tutti spopolano, se provi a fare qualcosa fuori dagli stereotipi non viene condiviso in maniera virale. La forza dunque nasce proprio nel momento in cui le storie nascono da episodi di vita vissuta, poi chiaramente talvolta romanzati e adattati all’idea italiana dello stereotipo popolare.

RITALS, È UN TERMINE CHE ESISTE ANCORA?
COME REAGISCONO IN FRANCIA ALLA PARODIA?

Oggi il termine è rarissimo, c’è chi non lo ha mai sentito proprio. All’inizio, quando la serie non era ancora famosa, la parodia non ha mai creato problemi, tranne qualche volta in cui almeno per me era evidente l’ironia spicciola, considerato che lavoravamo spesso con amici e conoscenti francesi, che interpretano loro stessi. Giusto qualche situazione un po’ particolare mentre giravamo, poi ovviamente una volta che la serie ha spopolato ci siamo sempre molto divertiti sul set e i francesi partecipano volentieri.  Poi l’accoglienza, che sia tra i francesi o gli italiani, ovviamente non puo’ mai essere univoca. C’è chi ride e chi s’innervosisce, in questa seconda categoria, curiosamente, ci sono soprattutto gli italiani.

COME LA VEDRESTE UNA TRASPOSIZIONE A SERIALITÀ TV?

Non ci ho mai pensato, io ragiono sempre in termini di ciò che ci propongono. Repubblica ad esempio ci ha fatto una proposta per una collaborazione e l’abbiamo fatta, qualcuno ci ha proposto di fare un film e ho cominciato a lavorare ad un soggetto, insomma le idee non mancano. Ad ogni modo non lo escludo, tutto si può fare in questo business.

DA ITALIANO IN FRANCIA, È PIU’ FACILE VIVERE DA FILMMAKER? 

Ritals è una serie completamente auto prodotta, la Francia non mi dato aiuti in questo senso, non li ho nemmeno cercati a dire il vero, ma mi ha permesso di trovare il soggetto e lo spunto per scrivere questo tipo di storie. So che ci sono supporti statali e finanziamenti ai filmmaker, ma non è il mio caso nello specifico. Mi diverto quando giro con Federico gli episodi minori, dove siamo io e lui in casa (che è la mia, lui vive qui vicino in zona), quando invece abbiamo un impegno produttivo maggiore è più complicato, con riprese in esterni e tanti altri attori, e ogni volta torno a casa chiedendomi se ho portato a termine o meno le riprese, se ho abbastanza materiale girato. Fortunatamente per ora è sempre stato così.

COSA “VEDI” NEL PROSSIMO FUTURO?

Io vado avanti in base alle proposte, oggi come oggi sarebbe stupido interrompere il progetto perché sta crescendo sempre di più, in Francia come in Italia abbiamo avuto un buon riscontro mediatico. L’idea è di continuare da settembre anche se non so con quale frequenza. Personalmente poi sto scrivendo un libro sulla mia esperienza qui e valuto di giorno in giorno, chissà cosa diventerà questo progetto, alla fine ci arriva sempre qualche proposta interessante.

DOPO DUE STAGIONI COSA TI MANCA O VORRESTI AGGIUNGERE? 

Quello che mi sarebbe piaciuto fare sin dall’inizio e che ho fatto solo occasionalmente è di uscire fuori da alcuni clichè. Quelli che alle volte ci ingabbiano, raccontare quindi gli episodi di vita quotidiana dei due personaggi, Svevo e Federico, facendo incursioni in altri generi come l’horror o sperimentare altre forme di linguaggio, pur rimanendo nei confini della commedia. Nella seconda stagione questo è stato fatto con più frequenza. Abbiamo bilanciato le nostre esigenze con le “richieste” del pubblico e l’episodio finale della seconda stagione, Le Origini, racchiude un pò tutto questo e penso proprio che la maggior parte del pubblico lo abbia notato e apprezzato.

 

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