Dunkirk: recensione

NOLAN ARRIVA IN SALA PER LA PRIMA VOLTA CON UN FILM STORICO: LA POTENZA DI DUNKIRK LO RENDE UNO DEI SUOI MIGLIORI PRODOTTI

dunkirk posterGENERE: storico/guerra

DURATA: 106 minuti

USCITA IN SALA: 31 agosto 2017

VOTO: 4,5 su 5

In questa prima settimana di settembre non c’è solo la Mostra del Cinema di Venezia, ma anche un film che già profuma di Oscar. Il regista Christopher Nolan, dopo un passato e una produzione prestati alla fantascienza e al fantastico, con Dunkirk si dedica per la prima volta alla storia e a fatti realmente accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale. Nello specifico, al centro del film, c’è l’operazione Dynamo del 1940, durante cui si pianificò e attuò il salvataggio e il rimpatrio di centinaia di migliaia di soldati inglesi messi in trappola dai tedeschi nella cittadina che da il nome al film, tra l’altro dotato di un’accuratezza storica nel racconto che è già stata osannata da diversi studiosi.

Ci troviamo nel maggio del ’40 e i nemici degli Alleati invadono il Belgio e la Francia e si stringono sempre più attorno a Dunkerque, riducendo lo spazio degli inglesi sulle spiagge che fronteggiano la Manica. La speranza di tutti è ovviamente quella di essere salvati, ma dei 400mila uomini presenti e in attesa, Churchill spera di portarne a casa almeno 35mila.

Nonostante la tematica “nuova” per Nolan, ritroviamo in pieno la sua cifra stilistica: Dunkirk è un perfetto e fluido alternarsi di tempi e spazi differenti, azioni e personaggi che si muovono in momenti e luoghi diversi. Così vediamo ciò che accade sulla terra svolgersi nel corso di una settimana, in mare in un giorno e in aria in un’ora.

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Il film riesce a tenere un ritmo incredibile, portando l’attenzione dello spettatore sempre ai massimi livelli, partendo da un inizio che tiene col fiato sospeso e arrivando a un finale che bagna il volto di lacrime. Tutto questo, incredibilmente, senza mai farci vedere i nemici: i tedeschi, infatti, non compaiono mai, ma ne avvertiamo la presenza e la minaccia solamente attraverso i rumori delle loro armi.

Perché questo è un altro grande merito di Dunkirk: una sceneggiatura scarna e con pochissimi ed essenziali dialoghi, che lascia largo spazio alle potenzialità del montaggio che salta da spazi claustrofobici e angoscianti a distese aperte e ariose, e che insieme al solo suono racconta oltre la metà del film. E non parliamo solo della colonna sonora del notissimo Hans Zimmer, ma proprio dei respiri, dei passi, dei pianti, degli spari, dei motori degli aerei e delle barche, delle esplosioni.

Nonostante le iniziali critiche ricevute per la scelta del cast (soprattutto per la decisione di dare un ruolo all’idolo pop delle ragazzine ed ex degli One Direction Harry Styles), è davvero difficile trovare un interprete con una qualche pecca, anzi impossibile: dai grandi nomi ai debuttanti, ognuno contribuisce con la propria recitazione a rendere questo film indimenticabile. Dal magistrale Kenneth Branagh ai fenomenali Mark Rylance e Tom Hardy, fino al toccante Cillian Murphy e allo sconosciuto eppure decisivo Fionn Whitehead, ognuno veste i panni di uomini comuni, tutti parimenti protagonisti, dei quali non conosciamo nulla se non il necessario: sono in guerra e cercano di sopravvivere.

E proprio la sopravvivenza di molti di loro (300mila contro le poche migliaia inizialmente previste) rappresenterà una vittoria nella sconfitta, e caricherà di coraggio quegli stessi uomini, per andare avanti e non abbandonare l’obiettivo.

Dunkirk non è solo uno dei migliori film di Nolan, ma anche e sicuramente uno dei migliori film storici e sulla Seconda Guerra Mondiale mai visti prima.

 

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