Human Flow: recensione

COMMUOVE HUMAN FLOW DI AI WEIWEI. IL FLUSSO UMANO DI FRATELLI SENZA DIRITTO AD UNA VITA NORMALE

human flowGENERE: documentario

DURATA: 140 minuti

USCITA IN SALA: 02 ottobre 2017

VOTO: 4 su 5

Human Flow. Due parole dal suono lieve quando pronunciate. “Flusso umano”. E’ questo il protagonista del documentario di Ai Weiwei, artista cinese e attivista per i diritti umani, ambasciatore di Amnesty International presentato in concorso alla 74esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ed ora in uscita nelle sale distribuito da 01.

140 minuti di viaggio attraverso una natura bellissima che sa essere cattiva e beffarda con i suoi chilometri da macinare a piedi e i suoi mari da attraversare in condizioni al limite del possibile. Ma a ben guardare non è mai la natura, sembra raccontarci Ai Weiwei, ma le scelte dell’uomo che rendono il mondo un luogo ostile in cui è difficile trovare un posto in cui vivere lontani dalle guerre, dalla fame, dalla non libertà.

Sono 65 milioni le anime che formano il flusso umano, e l’artista, regista per l’occasione, ne incontra manciate attraversando 23 paesi, campi profughi dal Kenia alla Grecia, dalla Turchia all’Afghanistan, dal Libano alla Giordania, dalla striscia di Gaza alla Sicilia e Bangladesh. Esperti, operatori del settore si alternano ai testimoni in prima persona, fornendo un quadro di insieme da cui nonostante le due ore e venti minuti, non ci si stacca mai.

Un quadro in movimento che appunto passa dalla bellezza dei cieli e dei paesaggi alla cruda sofferenza di chi si ritrova senza casa e senza dignità, spesso avendo perso parte della famiglia durante questi viaggi estenuanti, verso una speranza che sembra affievolirsi con il passare dei chilometri e dei giorni. C’è chi ha aspramente criticato la presenza “ingombrante” dell’artista, che invece a mio avviso umanizza e rende molto più “vivo” il rapporto con questa esperienza, con cui è necessario entrare in contatto non come semplici spettatori.

Ai Weiwei ci permette appunto questo: avvicinarsi piano piano alla dimensione interiore di chi si trova disorientato, perso, senza più qualcosa che possa anche lontanamente chiamarsi “casa”. 140 minuti lunghi per un film ma che sono nulla rispetto al dramma umano raccontato, reso ancora più atroce dalle nuove barriere costruite per bloccare il flusso umano, steccati che tentano di fermarlo come se questa fosse una soluzione.

Da vedere e da far vedere nelle scuole medie e superiori, perché è un film necessario, tristemente necessario.

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Ylenia Politano, giornalista, si occupa da diversi anni di cultura, lifestyle e cinema. Mamma di tre creature e moglie di un attore, tra un asilo, uno scuolabus, una piscina e feste con 20 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, torna al suo primo amore, il cinema. Interviste, recensioni, riflessioni. Grandi maestri e nuovi talenti. Incursioni qua e là. Set, anteprime, backstage. Quando la mamma non c’è…”la mamma è al cinema!”