Madre!: recensione

LA RECENSIONE DI MADRE!, IL FILM DI DARREN ARONOFSKY PRESENTATO ALLA 74a MOSTRA D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA

madre-recensione-posterGENERE: horror/drammatico/thriller

DURATA: 121 minuti

USCITA IN SALA: 28 settembre 2017

VOTO: 2 su 5

Madre! è il nuovo film di Darren Aronofsky (Il cigno nero) che racconta di una coppia felice, la cui relazione viene messa in crisi con l’arrivo di alcuni ospiti inattesi, anche troppi per i nostri gusti. Non si capisce infatti come sia possibile che qualcuno, di punto in bianco, decida di fare entrare in casa propria chiunque, come se fosse una cosa normale e dovuta. La loro casa è simbolo della loro stessa esistenza, senza la quale il film non potrebbe compiersi, vista la straordinaria rilevanza che la struttura assume nella pellicola.

Un ritmo eccessivamente lento caratterizza l’intera pellicola di Darren Aronofsky, che di notevole ha poco e nulla. Sono due gli aspetti positivi del film: una colonna sonora inquietante e in linea con il suo genere di appartenenza – un thriller psicologico -, ma non con il suo andamento. Non solo musica, ma anche rumori di sottofondo che riempiono i costanti ed eccessivi momenti di silenzio, come a voler mettere una maggiore tensione nello spettatore, stratagemma che però non riesce in tutto e per tutto; e la dicotomia cuore-casa. La casa infatti diventa il fulcro di tutto, un luogo dove sentirsi al sicuro e dove chi arriva viene visto come una minaccia dalla protagonista del racconto, Jennifer Lawrence.

Ciò che non convince è invece tutto il resto, a partire dalla regia di Aronofsky, intento ad incentrare tutta la storia sulla Lawrence, dedicandole primi piani che la mostrano il più delle volte con un’espressione perplessa, talvolta infastidita e basita, che rende l’interpretazione dell’attrice piatta, così come lo è  tutto il film. Si assiste infatti ad un appiattimento generale della pellicola, dato in particolare modo dal ritmo poco incisivo e da sequenze talmente lunghe e neanche così indispensabili da stancare il pubblico.

madre-recensione-aronofskyQuesto si denota principalmente nella seconda parte di Madre!, il quale presenta alcune scene talmente ridicole da far sorridere lo spettatore e usare parole poco convenienti al termine della pellicola. Il pubblico è portato a chiedersi il perché di certi avvenimenti, inseriti come se l’evento stesso avesse senso di esistere. Non è così. In realtà, ahimè, possiamo dire che il film avrebbe potuto concludersi in minor tempo e magari risultare meno pesante, nonostante già lo stile adottato non sia dei più leggeri da seguire. Non mancano poi scene violente e macabre, che però non rendono al meglio la piega “dark” che avrebbe dovuto prendere il film secondo il regista.

Madre! è un horror mancato, che di per sé aggiunge poco di nuovo al cinema di genere: una punta di innovazione nell’affrontare la realizzazione della pellicola in modo diverso dal solito. Eppure Javier Bardem ha donato al pubblico un’ottima interpretazione, anche se in alcuni casi esagera con i toni. Questa, però, è una scelta voluta dal regista e possiamo dire che in parte è riuscito ad allarmare lo spettatore. Non sempre, ma c’è riuscito. Il film non è nulla di originale nei temi: più volte abbiamo visto protagonista sul grande schermo uno scrittore bloccato nel suo lavoro, che trova ispirazione grazie alla sua donna. È bello però vedere che ciò coincide con la scoperta di… Per saperlo dovrete andare al cinema!

Un amore che vacilla più volte quello tra Jennifer Lawrence e Javier Bardem e che lascia l’amaro in bocca alla fine della pellicola. Ma la vera domanda è “si tratta davvero di amore o c’è dell’altro?” Il finale è decisamente controverso, insolito, e lascia spazio all’interpretazione del pubblico, che però ne rimarrà confuso. Ci si perde, ci si ritrova, ci si perde di nuovo: troppa carne al fuoco per un film che avrebbe potuto essere un buon thriller psicologico e forse anche qualcosa in più. Un horror vero e proprio magari.

 

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"Per me certe persone hanno troppa paura per pensare che le cose possano essere diverse e, insomma, il mondo, il mondo non è tutto quanto merda. Ma credo che sia difficile per certa gente, che è abituata alle cose così come sono, anche se sono brutte, cambiare. E le persone si arrendono e quando lo fanno poi tutti, tutti ci perdono".