La Battaglia dei Sessi: recensione

RIUSCITA (O QUASI), LA BATTAGLIA DEI SESSI REGALA IL MATCH POINT AL FEMMINISMO

la battaglia dei sessi locandinaGENERE: biografico, commedia, sportivo

DURATA: 121′

USCITA IN SALA: 19 ottobre 2017

VOTO: 3,5 su 5

Nel 1973, l’ex campione di tennis maschile, e schiavo del gioco, Bobby Riggs (Steve Carell), tenta di convincere l’attuale campionessa mondiale femminile Billie Jean King (Emma Stone) a sfidarlo in una partita di tennis, che passò alla storia e fu etichettata come “la battaglia dei sessi”, diventando uno degli eventi sportivi televisivi più visti di tutti i tempi, al punto di raggiungere 90 milioni di spettatori in tutto il mondo. Mentre la rivalità tra King e Riggs raggiungeva il suo culmine, fuori dal campo ognuno combatteva battaglie più complesse e personali. La King, riservata sul personale, non solo gareggiava per l’uguaglianza sul lavoro tra donne e uomini, ma lottava anche per venire a patti con la propria sessualità mentre la sua amicizia con Marilyn Barnett (Andrea Riseborough) andava approfondendosi. Riggs, una delle prime celebrità mediatiche auto prodottosi, lottava con i suoi demoni nel gioco, a scapito della famiglia e della moglie Priscilla (Elizabeth Shue). Insieme, Billie e Bobby inscenarono uno spettacolo culturale che risuonò oltre il campo da gioco, accendendo discussioni su femminismo e maschilismo, valide ancora oggi.

Maschi contro femmine: una rivalità esistita fin dall’alba dei tempi in tutti i campi. Nel 1973, la battaglia dei sessi si combatteva nel tennis, durante un periodo storico particolare tra l’ascesa del movimento femminista e in piena rivoluzione sessuale. Nel momento in cui Billie Jean e le sue campagne vengono cacciate dalla confederazione, il loro gruppo, incalzate dalla manager Gladys Heldman, decide di dare spettacolo con un torneo tutto al femminile. È in questo contesto che Billie Jean conosce la parrucchiera Marilyn, seducente, dolce e audace, che la conquista e la getta in confusione. Diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris (già dietro la macchina da presa con Little Miss Sunshine), La Battaglia dei Sessi è un riuscito affresco degli anni Settanta, dove l’omosessualità era vista come un peccato di cui vergognarsi, e la parità tra uomo e donna era ancora lontana. Emma Stone, imbruttita e ingrassata per il ruolo, riesce a dare anima alla potente Billie Jean, una donna che fa del tennis la sua passione e il suo vero amore. Sarà lo sport a mettere in crisi, anche se non del tutto, il suo rapporto con Marilyn. Di tutt’altro avviso il marito della King, Larry, che pur capendo subito il rapporto tra la moglie e l’amante, resta con Billie Jean fino all’ultimo, supportandola.

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La Battaglia dei Sessi gioca sul velo sottile dei segreti e delle bugie. Ogni sguardo e ogni inquadratura è tutta per i suoi due protagonisti, la Stone e Carell. Quest’ultimo regala una performance straordinaria ed è il vero giocoliere del film. La sua interpretazione è rinforzata anche dalla somiglianza con il vero Riggs: un tennista buffo, dipendente dal gioco, controverso che si autodefinisce “maiale maschilista”. La Battaglia dei Sessi diventa quindi non è una gara per premiare il migliore tra Riggs e la King, ma diventa una vera guerra sul rispetto per le donne. Pulsando di femminismo da ogni angolo (troppe volte si sente “le donne non sono allo stesso livello degli uomini”), il film della coppia Dayton-Faris riesce alla perfezione a dipingere un’epoca storica che mai prima d’ora sembra così attuale. Tuttavia, in alcune parti non rende: l’omosessualità della King andrebbe approfondita, e Riggs viene umanizzato e reso pietoso, dimenticando che era un mostro maschilista. E la storia perde il suo affascinante antagonista.

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Linguista, aspirante giornalista, amante del cinema, malata di serie tv, in particolare dei crime polizieschi.