L’arte viva di Julian Schnabel: recensione

L’ARTE VIVA DI JULIAN SCHNABEL DI PAPPI CORSICATO, UNO SGUARDO EMPATICO CHE AVVICINA IL PUBBLICO ALL’ARTE CONTEMPORANEA

JULIAN SCHNABEL LOCANDINAGENERE: docufilm

DURATA: 84 minuti

USCITA IN SALA: 12 e 13 dicembre 2017

VOTO: 5 su 5

L’arte viva di Julian Schnabel è un docufilm da vedere. Un’immersione totale nella parte più emotiva e intima della creazione, di quello che è riconosciuto quale una delle star del mondo artistico odierno. Al di fuori dal rumore del art business, il film di Pappi Corsicato si rivela allo spettatore come un mosaico, le cui tessere sono episodi di vita vissuta da Schnabel e ripresi dal regista italiano, attimi nei suoi atelier all’aperto, racconti di figli, amici, compagne che ci rivelano la parte più originale e sensibile dell’artista, conosciuto per il suo carattere burbero e scostante, oltre che per il suo famigerato amore per i pigiami, indossati anche in pubblico.

Personaggi molto noti ci introducono in momenti diversi del film, come Al Pacino, che ci parla dell’amore di Schnabel per il cinema e dei suoi lavori pluri-premiati come Basquiat (1995), Prima che sia notte (2000), Lo scafandro e la farfalla (2007). Oppure Mary Boone che ci parla del debutto dell’artista, nel 1979, presso la sua galleria di New York, Jeff Koons, altro artista del panorama contemporaneo, ci guida all’approccio di Julian all’arte, Bono Vox che condivideva con Schnabel una grande amicizia, quella con Lou Reed.

Due anni di riprese, 80 ore di materiale raccolto, ricerche negli archivi dell’artista sono stati necessari per la realizzazione del docufilm, diretto da Corsicato e prodotto da Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Viola Pretieri (produzione Buena Onda e Rai Cinema).

Un ritratto molto soggettivo dell’artista nato a Brooklyn e cresciuto i Texas, emerge dell’opera di Corsicato, che ha il forte pregio di avvicinare il grande pubblico all’arte contemporanea, troppo spesso tenuta a distanza dai più perché considerata incomprensibile. Uno sguardo empatico, sull’opera, la sensibilità e la vita dell’artista di palazzo Chupi in New York.

Le musiche di Gabriele Roberto penetrano nello scorrere delle immagini, tenendo viva la sensazione che viene stimolata dalla prima sequenza: un tuffo nel mare blu. Per tutto il film è come essere in apnea, in un fluido sconosciuto ma confortevole, in un grande sogno personale che fa da spinta motivazionale in chi guarda.

“Bisogna avere fiducia” dice più volte il protagonista Schnabel. Lui ne ha avuta.

– Marianna Cozzuto – 

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