The greatest showman: recensione

COLORATO E SPETTACOLARE MUSICAL SULLA VITA DI BARNUM, CON UN INSTANCABILE HUGH JACKMAN

locandina the greatest showmanGENERE: musical, biografico

DURATA: 11o’

USCITA IN SALA: 25 dicembre

VOTO: 4 su 5

Nell’America di inizio Ottocento, Phineas Taylor Barnum (Hugh Jackman) è il figlio di un sarto che muore, lasciando il bambino in un’infanzia buia. Ma P.T. crede nel sogno americano di inventarsi un’identità nobile. Perciò crea la famiglia che ha sempre desiderato: sposa la dolce Charity (Michelle Williams), l’amore di gioventù, che per seguirlo abbandona i privilegi della propria casta bramina, da cui ha due bellissime bambine sognatrici. Per far successo Barnum, convinto che ogni progetto debba essere realizzato “cinque volte più grande, e dappertutto”, nulla è abbastanza: dopo il poco apprezzato Museo delle stranezze che edifica nel centro di Manhattan per lo sgomento (e la curiosità morbosa) dei newyorkesi, Barnum si inventa un circo delle stranezze con personalità eccentriche e fuori dal comune, tra cui la donna barbuta e il gigante irlandese, il nano Tom Thumb e i gemeli siamesi. A voler troppo, però, si rischia di perdere ciò che si ha davanti ai propri occhi, sopratutto quando arriva la bella e seducente cantante svedese Jenny Lind (Rebecca Ferguson) ad affascinarlo.

Colorato, spettacolare, eclettico: The Greatest Showman non sarà il film dell’anno, ma è un musical che parla al cuore e agli occhi. Barnum sapeva come intrattenere, giocare, esaltare e prendersi in giro, tallonato dalla stampa, con il giornalista dell’Herald che in una scena del film gli punta il dito contro, accusandolo di essere un imbroglione: “Ciò che vendo è finto, ma la gioia è reale”, gli risponderà lui. Hugh Jackman è il mattatone adatto per The Greatest Showman: canta e balla come un usignolo, si muove a suo agio sul palcoscenico, e indubbiamente ruba la scena anche al più abile dei ballerini. I duetti con Zac Efron (nel ruolo di Phillip Carlyle, socio di P.T.) sono frizzanti ed entusiasmanti: due generazioni a confronto che s’intendono tra loro, e l’ex ragazzino di High School Musical dimostra finalmente di saper come tirar fuori gli artigli, mostrando le sue doti migliori. Le tre anime femminili del film sono rappresentate da Zendaya, Michelle Williams e Rebecca Ferguson: la prima di una bellezza selvaggia e sfuggente, la seconda candida e dolce, la terza seducente e accattivante.

The Greatest Showman è un musical sull’accettazione e sull’identità (i freaks, come vengono definiti i membri circensi, sono etichettati come ‘mostri’, ma Barnum non si riferisce mai a loro con quel termine), due tematiche che s’inseriscono perfettamente nel contesto culturale attuale, e c’è l’amore che sfida le convenzioni sociali – quello tra Phillip (Efron) e la trapezista Anne (Zendaya) – ed economiche – Barnum e Charity. Come già aveva fatto La La Land, il leitmotiv del film sono i sogni e le speranze. Se però la commedia romantica con Emma Stone e Ryan Gosling appariva più realistica nella sua interezza, in The Greatest Showman manca il compromesso, quel sacrificio che porta il protagonista a un bivio nella sua vita. Il pathos, infatti, si raggiunge solo a metà del film, e forse troppo bruscamente si arriva a un finale troppo buonista, che non riesce ad osare. Barnum ci lascia con un messaggio di speranza: il più grande spettacolo è la vita, quella che abbiamo davanti a noi, insieme alle persone a noi più care.

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Linguista, aspirante giornalista, amante del cinema, malata di serie tv, in particolare dei crime polizieschi.