Lady Bird: recensione

INTELLIGENTE RACCONTO DI FORMAZIONE CON UNA BRILLANTE SAOIRSE RONAN

54544GENERE: commedia, drammatico

DURATA: 94′

USCITA IN SALA: 1° marzo 2018

VOTO: 3 su 5

Christine (Saoirse Ronan) è una liceale annoiata della sua città che sogna di trasferirsi nella grande metropoli, New York. Da tempo ha rifiutato il suo nome per usarne uno che si è scelto: si fa chiamare Lady Bird dai suoi coetanei, dalla famiglia tradizionalista, e da tutti quelli che la circondano. La giovane lotta ogni giorno per affermare le proprie scelte, assecondata dal padre disoccupato, ma non dalla madre infermiera (Laurie Metcalf), preoccupata per il suo futuro. Obbligata a frequentare una scuola cattolica, e, desiderosa di frequentare un college sulla costa, per acquisire i crediti necessari Lady Bird coltiva amicizie sbagliate, e si iscrive a un corso di teatro.

Un racconto di formazione con una brillante protagonista: Greta Gerwing confeziona un delizioso film, ricavato dalla sua biografia, sulle nuove generazioni, quelle anticonformiste, ribelli, e sognatrici. Christine “Lady Bird” (con il virgolettato, come preferisce lei) cresce in una città che odia dentro una famiglia che non le dà soddisfazioni. Gli anni tumultuosi dell’adolescenza si traducono in una voglia di strafare, di viaggiare con la fantasia, e compiere scelte sbagliate. Saoirse Ronan, con la sua semplicità e col viso pulito, incarna una ragazza complessa in una pellicola che per certi versi ricorda, alla lontana, la Juno interpretata da Ellen Paige nell’omonimo film. Talvolta melodrammatica, ma meno comica, Lady Bird si fa amare/odiare: l’attrice, candidata all’Oscar per il suo ruolo, riesce a dar espressione alle emozioni più deliranti, ma, se portati allo spremo, il personaggio interpretato dalla Ronan risulta addirittura insopportabile. Laurie Metcalf è la madre preoccupata, fin troppo apprensibile, che regala momenti di pura drammaticità, come una mamma dovrebbe essere.

Alla fine, la pellicola risulta godibile, ma ci si ferma lì; a Lady Bird manca la vasta gamma di emozioni che ci si aspetterebbe da un film adolescenziale, sopratutto se autobiografico. La Gerwing è attenta ai dettagli, ai colori della little city californiana, ma pecca nel non riuscire a cogliere del tutto il sapore del racconto di formazione, e le crisi d’identità di Christine non bastano.

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Linguista, aspirante giornalista, amante del cinema, malata di serie tv, in particolare dei crime polizieschi.