Il cinema come rito di passaggio: Ladyhawke con Michelle Pfeiffer

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CI SONO TANTI MOMENTI IN CUI DA BAMBINA SI PENSA DI ESSERE DIVENTATA DONNA, LA VISIONE DI LADYHAWKE CON MICHELLE PFEIFFER È UNO DI QUESTI

LadyhawkeCapita che da bambine una storia d’amore tormentata acquisti tutto un altro sapore. Così, quando a scambiarsi il bacio del vero amore sono Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer in Ladyhawke, i 116 minuti passati davanti allo schermo si trasformano in un rito di passaggio.
Passiamo i giorni sperando che usignoli e scoiattoli giochino con noi, poi,  ci ritroviamo a volere qualcosa di più, non che il Principe Eric o le avventure di Bianca e Bernie ci vadano strette, ma siamo curiose di avere altro. E così quel film “da grandi” attira tutto il nostro interesse.

Uscito nel 1985, Ladyhawke di Richard Donner, è una fiaba pienamente riuscita. Abbiamo un antagonista, il malvagio Vescovo, che lancia una maledizione sul nostro eroe e sulla principessa. E anche l’aiutante, un giovanissimo Matthew Broderick. La trama non potrebbe essere più semplice: il Vescovo innamorato della bellissima Isabeau d’Anjou (Michelle Pfeiffer) fa un patto con Satana in persona affinché la donna non possa vivere la storia d’amore con il capitano delle guardie, Etienne Navarre (Rutger Hauer). Isabeau si trasformerà così in falco di giorno, mentre Navarre sarà lupo di notte. I due potranno vedersi entrambi umani solo in quei brevi momenti di tramonto e alba, quando Luna e Sole sono nello stesso momento nella stessa parte di cielo. Per spezzare la maledizione, Navarre dovrà venire meno alla sua voglia di vendetta durante “una notte senza il giorno e un giorno senza la notte“.

LadyhawkeSe già un amore ostacolato da una maledizione si trova a un livello superiore alla trasformazione di Ariel in umana, ma senza voce, il fatto che i due animali prescelti rimangano fedeli per la vita al compagno scelto, trasforma il sacrificio della Bestia sull’ultimo petalo della rosa in una storia tutta da ridere.

Così, quando i giochi iniziano a perdere il loro interesse, ma non si è ancora pronti a lasciare andare l’infanzia, e capita di vedere Ladyhawke, ci sembra di essere entrate a titolo ufficiale nell’universo femminile, dove lo sguardo di ghiaccio di Rutger Hauer ci fa sorridere imbarazzate. Ci sentiamo più vicine alle nostre madri, zie, sorelle o cugine più grandi. Ci dimentichiamo che siamo delle bambinette che a breve usciranno a saltare la corda, ci sentiamo donne. Vorremmo essere tutte la Pfeiffer, che sta bene con un sacco di iuta addosso e con i capelli scompigliati. Vorremmo essere tutte quella donna che sembra cattiva, ma si becca una freccia per salvare il suo Navarre. E ovviamente vorremmo avere tutte un Navarre che combatte per noi.

Ovviamente ognuno di noi ha il proprio film “rito di passaggio”, ma se non aveste mai visto Ladyhawke recuperatevi il film, ché ci sono sempre dei momenti di sconforto dietro l’angolo per cui l’amore di Isabeau e Navarre potrebbe essere un toccasana.

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