Ready Player One: recensione

IL RITORNO AL CINEMA D’AVVENTURA DI STEVEN SPIELBERG CHE SEGNA UN’EPOCA

ready player one posterGENERE: fantascienza, azione, avventura

DURATA: 2 ore e 20 minuti

USCITA IN SALA: 28 Marzo 2018

VOTO: 4,5 su 5

Nel 2045 il mondo reale è un luogo impervio e ostile. Gli unici momenti in cui Wade Watts (Tye Sheridan) si sente veramente vivo è quando si immerge in OASIS, un intero universo virtuale dove evade la maggior parte dell’umanità per trascorrere le proprie giornate. In OASIS si può andare ovunque, fare qualsiasi cosa, essere chiunque, gli unici limiti sono la propria immaginazione. OASIS è stato creato dal brillante ed eccentrico James Halliday (Mark Rylance), che alla sua morte lascia la sua immensa fortuna e il controllo totale di OASIS al vincitore di una competizione in tre round che aveva progettato per trovare un degno erede. Quando Wade vince la prima sfida di una caccia al tesoro che va oltre la realtà, insieme ai suoi amici – chiamati gli Altissimi Cinque – verranno catapultati in universo fantastico fatto di scoperte e pericoli per salvare OASIS e il loro mondo.

Ready Player One è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Ernest Cline, che qui ha partecipato alla sceneggiatura insieme a Zack Penn (The AvengersL’Incredibile Hulk). Il libro di Cline, pubblicato per la prima volta nel 2011, è diventato quasi immediatamente fenomeno di culto soprattutto perché farcito di citazioni pop di storici videogiochi e di film degli anni ’70-’80. Ovviamente, allora, l’unico davvero in grado di portare sul grande schermo l’imponente e delizioso pastiche nerd dell’autore statunitense non poteva che essere colui che, in larga parte, è il simbolo di quella specifica cinematografia, ossia Steven Spielberg.

Se il libro Ready Player One è stato a lungo il simbolo letterario del decennio corrente, essendone probabilmente il vero artefice, della “moda” del revival degli anni ’80 che ha poi dominato cinema e serie tv negli ultimi anni, il film esce al cinema in un momento, appunto, in cui il pubblico ne ha probabilmente già piene le tasche. È questo probabilmente il primo rischio produttivo con cui la visionaria coppia Spielberg-Cline ha sicuramente dovuto aver a che fare. Invece, a fine visione, si può tranquillamente affermare che la pellicola Ready Player One segna il momento più alto di queste operazioni “nostalgia”, il più affezionato, il più riuscito e il più completo. Ci voleva Spielberg (e il suo possesso dei diritti di una buona metà dei riferimenti cinematografici), infatti, per portare quella che è presto diventato una mera moda senza particolari ambizioni artistiche (specialmente sul grande schermo), ad essere finalmente qualcosa di più: semplicemente un vero e godibilissimo film d’avventura.

L’altro grande rischio che circondava la realizzazione del racconto di Cline, in secondo luogo, è quello legato alla forte componente videoludica, che al cinema, storicamente, non ha trovato quasi mai fortuna. Ma al contrario dei vari Assasin’s CreedWarcraft o l’ultimo Tomb Raider con Alicia Vikander, tanto per citare i più recenti, Ready Player One incarna appieno quello spirito e quell’utopia appartenente ai programmatori e ai creativi, che hanno di fatto reso quello che poteva essere un semplice passatempo una vera e propria arte. Il film si lancia, d’altronde, in esplicite condanne a quegli elementi che hanno sempre provato a corromperla, ossia le grandi compagnie senz’anima che vogliono farne una sola questione di business, in uno scontro manicheo con lo spietato uomo d’affari di turno, tipico dei film d’avventura firmati da Spielberg, ma al solito non privo di assoluta efficacia e lungimiranza. Non è detto, infatti, che non si arriverà al punto in cui OASIS sarà davvero possibile, mentre la corruzione dell'”utopia”, come detto, è una realtà ben presente già da tempo. A proposito di videogame, infine, la componente della computer grafica è naturalmente più che invasiva, ma la Digital Domain e, soprattutto, la Industrial Light & Magic, vera eccellenza nel campo (con la supervisione dello scenografo Adam Stockhausen), compiono un autentico capolavoro senza precedenti.

Ready Player One trasuda, allora, di amore per il cinema e per il genere, con l’aiuto delle musiche di Alan Silvestri mirate a far vivere allo spettatore l’avventura che stanno vivendo i protagonisti sullo schermo, in un’esperienza unica e fortemente immersiva. Talmente tanto da portarlo a soprassedere su alcuni, evidenti, difetti della trama e della costruzione dei personaggi, con uno sviluppo a volte fin troppo repentino, specie quando questi rientrano nel mondo reale. L’impressione, infatti, è che paradossalmente funzioni molto più quello virtuale, per quanto, per tutto il film, Spielberg punti a far passare espressamente il messaggio contrario, sfociando alla fine in una denuncia “sociale” a lui dichiaratamente cara ma che potrebbe anche essere imputata di estremo buonismo (come, dopotutto, gli è spesso capitato nel corso della carriera).

Da un altro punto di vista, però, Ready Player One si piazza perfettamente all’interno della lunga, ricca e versatile filmografia. A pochi mesi da un film come The Post, attuale e come non mai, anche quest’ultimo lavoro risulta infatti oltremodo “necessario”, al cinema e soprattutto a chi lo guarda. Se il film con Tom Hanks e Meryl Streep ha segnato l’epoca delle fake news e della crisi del giornalismo come lo si intendeva una volta, Ready Player One segna quella della fine dell’esperienza in sala e dei film fatti con lo stampino, riportando il suo fedele spettatore a sognare e a godere della fruizione cinematografica, come non gli accadeva probabilmente da tempo.

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