Upgrade: recensione

IL FUTURO È GIÀ QUI

Los Angeles – Con la realizzazione di Upgrade il regista Leigh Whannell e il produttore horror Jason Blum aggiungono un tassello importante alla cinematografia di fantascienza.
Costruendo sui classici del passato, immaginano un futuro dove, grazie alle innovazioni tecnologiche, tutta la realtà è aumentata, ma dove c’è ancora chi, come il protagonista,  preferisce essere analogico. Per Grey Trace (Logan Marshall-Green), questo il nome, la tecnologia ruba le persone della loro umanità.
Una sera, di ritorno da una consegna di una automobile “vecchio stile” ad un magnate dell’industria informatica, la sua vettura, guidata da un’intelligenza artificiale, viene intercettata in un vero e proprio agguato. La fidanzata viene uccisa a sangue freddo e lui rimane paralizzato dalla testa in giù.
Ma è proprio la tecnologia da lui disprezzata che gli viene in aiuto. Il magnate stesso lo visita in ospedale e gli offre un chip in grado di prendere controllo del suo corpo e dei suoi impulsi nervosi per renderlo in grado di camminare di nuovo. Grey accetta e si mette alla ricerca dei killer della sua ragazza.

Logan-Marshall-Green-upgrade-filmIn Upgrade l’ispirazione viene chiaramente da molti film di fantascienza e azione degli anni ottanta e novanta, l’abilità di Leigh Whannell in cabina di regia è quella di non fermarsi al puro omaggio, ma rielaborare il tutto, creando una nuova storia originale. C’è anche spazio per ripercussioni morali sull’avanzamento della tecnologia dei tempi moderni, su un futuro prossimo che potrebbe non essere troppo lontano, soprattutto per chi ne ha le disponibilità economiche.

Al tempo stesso Upgrade, come nel caso di altri film di recente produzione, porta avanti il tema principale della vendetta personale, attraendo così gli appassionati di azione, quelli del mistero e quelli dei B-movie da drive-in, sferrando un colpo di scena finale di difficile previsione.
Poco importa se Whannell calca leggermente la mano sulle atmosfere del passato, il giovane regista è bravissimo ad evitare con sapienza prevedibilità e il noioso politically correct.

 

 

 

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