The Iceman: Recensione film

ARIEL VROMEN SI GODE CON MERITO UN MICHAEL SHANNON-KUKLINSKI IN FORMATO DA OSCAR

locandina the icemanGENERE: Gangster

DURATA FILM: 106 minuti

USCITA IN SALA: 5 febbraio 2015

VOTO: 4 su 5

Pistola puntata in faccia, un dito che tiene sospesa la tua vita, in bilico sul grilletto. Non fai un grido, sei un uomo di ghiaccio: The Iceman. Ma Richard Kuklinski, il polacco, nell’America a cavallo dei 70 non era solo quello, era un mostro, letteralmente. Di professione killer per la mala spietato e freddissimo, che congelava le sue vittime per non farne stabilire l’ora del decesso.

Morto in prigione nel 2006 in circostanze misteriose, considerato la sua imminente testimonianza nei confronti della famiglia mafiosa dei Gambino, fu beccato per la mania di grandezza. Un omone all’apparenza normale, seppur un tantino glaciale nei rapporti umani, una famiglia semplice sulle spalle che improvvisamente vive nell’agio e non sospetta nulla.

Impossibile dite? Invece reale ed accaduto, il giovane regista Ariel Vromen racconta la parobola criminale ed iper violenta di un criminale incallito, senza nessuna remora, che agiva dettato da una rabbia profonda causa, aperte virgolette, trauma infantile ad opera del padre. Lungi dal giustificare tali gesta neppure per un secondo, la mano di Vromen accompagna lo spettatore nella catarsi di Kuklinski, la sua personale discesa all’inferno, e lo fa grazie alla superlativa, gigantesca, mastodontica prova di Michael Shannon, ormai pronto per vincere una dozzina di Oscar in fila.

Ben sorretto dall’impeccabile Ray Liotta e da una ritrovata Winona Ryder, il gangster movie gode di un ritmo altisonante e di una struttura biografica (e romanzata) degna delle migliori opere del genere crime. Un cattivo vero e degno di questo nome, che schifa nella sua falsa morale dall’inizio alla fine, anche quando esclama con assoluta certezza che la moglie e le due figlie sono “le uniche persone di cui gli importa”. Il resto carne da macello. Il film intero ne rievoca le gesta e riesce a sorprendere senza originalità per la grande dedizione al racconto, la rievocazione storica e la notevole qualità nell’intera esecuzione produttiva. Non poco, considerato quanto sia facile stancarsi di proiettili e morti ammazzati: il tg insegna.

 

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