Il bacio della pantera: focus sul film

RIMANE ANCORA UN INSUPERATO CLASSICO DELL’HORROR DATATO 1942

Indiscusso capostipite e vero e proprio artefice della rinascita del cinema fanta-horror americano, “Cat People” (titolo originale) ancora oggi regala momenti di genuino terrore. Diretto da Jacques Tourneur, regista di più di 70 pellicole, è interamente costruito sul potere dell’immaginazione e della suggestione.

Liberamente ispirato ad un racconto di Ambrose Bierce, “Il bacio della pantera” è la tragica parabola della serba Irena Dubrovna, apparentemente condannata a trasformarsi in pantera se eccitata sessualmente. Il mito della licantropia assume una nuova chiave di lettura e lascia lo spettatore confuso, disorientato e spaventato: il dubbio sulla realtà oggettiva di quanto sta guardando scava profondamente nell’inconscio e non lo abbandona mai. Irena è davvero vittima di un’antica maledizione? O è tragicamente malata, schizofrenica, incapace di gestire emotivamente la propria sessualità?

Tourneur è semplicemente geniale nell’alimentare angosce, paure e dubbi, alludendo senza mai affermare. Nelle sue sapienti mani, la sua incredibile tecnica cinematografica, la fotografia, la musica e lo splendido cast, si rivelano un meccanismo perfetto la cui unica ragion d’essere è spiazzare e terrorizzare.

Il “non visto” e il suggerito assumono un’importanza colossale rispetto alle mostruosità dichiarate e palesi sfoggiate in pellicole antecedenti del calibro di “Freaks” e “La Mummia”; emblematica è la scena in cui Jane Randolph (coprotagonista), rifugiatasi in una piscina coperta, viene braccata da un’invisibile pantera, fatta di ombre, angoli bui e ruggiti.

Un particolare encomio va allo scenografo Walter Keller che, per risparmiare, usò al meglio set di pellicole decisamente più costose: la “strada di New York” vista in “KingKong”, la scalinata apparsa in un film di O.Wells e svariati set sopravvissuti ai musical di F.Astaire e G.Rogers. Girato in 28 giorni e con un costo di soli 134.959,46 dollari, “Cat People” incassò con la prima distribuzione più di 4 milioni dando così vita ad una lunghissima dinastia di horror di qualità a budget ridotto.

Mai migliori parole furono espresse, per riassumere lo spirito e la genialità di questo splendido film, se non quelle del produttore Val Lewton: “… il pubblico saprà sempre popolare un angolo buio di terrori ben più impressionanti di quelli che potrebbe inventare il più bravo degli sceneggiatori”.

 

Matteo Gentile

 

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