Pinuccio Lovero – Yes I Can: recensione film

ARRIVA IN SALA IL  FAMOSO “BECCHINO” CON LA PASSIONE PER LA POLITICA

Pinuccio Lovero Yes I CanGENERE: documentario

DATA DI USCITA: 15 maggio

DURATA: 72′

VOTO: 3 su 5

Pinuccio Lovero fu un caso mediatico nel 2008 quando alla 64ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia dallo stesso regista, Pippo Mezzapesa, fu presentato il primo docu-film sulla vita dell‘ operatore tecnico cimiteriale che fin da bambino sognava di fare il quel lavoro.

In quello che si può definire il sequel del primo documentario sul becchino, Pinuccio Lovero-Yes I can, ritroviamo l’esilarante protagonista alle prese con la sua campagna elettorale per un posto nel consiglio comunale di Bitonto, suo paese natale.

Fa quasi tenerezza la convinzione con cui Lovero intraprende la sua carriera politica e le immagini di repertorio che mostrano i suoi sfidanti fanno presupporre che non sia il peggior candidato che si possa immaginare: come lui stesso ammette il suo “è un programma a livello cimiteriale” infatti tutto ciò che propone è legato al degrado del cimitero del suo comune che ha bisogno di molti interventi. Lovero punta a ciò che conosce e nonostante la sua ignoranza e l’estrema provincialità delle sue azioni che, pur essendo reali, hanno sul pubblico l’impatto della miglior comicità all’italiana, non pretende di parlare di ciò che non sa come invece fanno molti politicanti di maggior successo.

Pinuccio è un ibrido tra Checco Zalone e Luciano, il protagonista del film di Matteo Garrone, Reality. Come il primo, e non per finzione, è demenziale e come il secondo, attraverso la politica e non il Grande Fratello, cerca il successo ma senza nascondere nulla di ciò che è: lo dice apertamente che la sua istruzione è ferma alla terza media ed è fiero del suo mestiere infondo i politici, quelli in alto e che decidono di noi, sono più morti dei suoi morti.

Con un’ironia e un’estetica metaforica tipica della sua regia Pippo Mezzapesa ritrae la verità di un uomo e di una realtà politica poco mediatica e per questo presso che sconosciuta con ironia anche nella sottile, e non banale, critica alla classe politica che traspare dal documentario.

Meraviglioso il cameo finale di Nichi Vendola che, per consolare Pinuccio reduce da una colossale sconfitta politica, gli ricorda che la campagna elettorale è la semina, il raccolto, magari frutterà tra quelli dell’aldilà.

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