Viva la libertà: recensione film

L’INTELLETTUALE ROBERTO D’ANDO’ E LA SPERANZA DI UNA POLITICA MIGLIORE

viva la libertà locandinaGENERE: drammatico

DURATA: 94′

DATA DI USCITA: 14 Febbraio 2014

VOTO: 4 su 5

Roberto D’Andò con Viva la Libertà, porta al cinema l’interessante storia di un leader politico in crisi, tratta dal suo ultimo libro Il trono vuoto, scegliendo per il suo cast attori d’eccezione, in primis l’istrionico Toni Servillo, il quale è chiamato a recitare ben due identità, quella del segretario del maggiore partito d’opposizione Enrico Oliveri e quella di suo fratello, Giovanni Ernari, un filosofo estroso affetto da una depressione bipolare.

Il film si apre prima su Enrico Oliveri, un uomo che appare fin da subito esausto della sua vita pubblica, perennemente contestato dal popolo, dall’opposizione e dal suo stesso partito. Al suo fianco vi è Andrea Bottini, (Valerio Mastandrea), un giovane politico, suo braccio destro, e Anna (Michela Cescon), sua moglie. Una sera il politico Oliveri, sente il bisogno di prendere una pausa dalla sua vita pubblica, così fugge dal Paese e si rifugia a Parigi da una sua vecchia amica, Danielle (Valeria Bruni Tedeschi), conosciuta quando da giovane cinefilo, trascorreva le sue giornate sognando una carriera nel cinema. Nel frattempo in Italia la tensione cresce, Andrea Bottini nasconde la sua fuga dietro la scusa di un malore, ma sa bene che questa non potrà durare a lungo. E’ la moglie del segretario a suggerire a Bottini di andare a cercare il fratello Giovanni Erneri, uomo di grande cultura, ricoverato poco tempo prima in un manicomio per la depressione bipolare di cui soffre. L’incontro è sorprendente, Giovanni è identico a Enrico, e Bottini dopo aver riconosciuto che nella sua follia vi erano metodo e la passione giusta per risollevare le sorti del partito, decide di fare lo scambio. Tutto cambia radicalmente all’istante, Giovanni in poco tempo, grazie alla sua voce da uomo libero, chiara, allegra, estranea alla finzione politica, fa riaccendere la speranza nei cittadini, consapevoli, ora di aver ritrovato un leader.

Questa la trama di un film che, pur contenendo in sé tutta la riflessione sulla politica contemporanea, evidenziandone la sua paradossale finzione, è in grado di esprimere un’intima leggerezza, una gioia liberatoria che ridona speranza, e lascia tutti con un sollievo in fondo al cuore. Parte di questa gioia sta nel fatto che D’Andò con la presentazione delle due anime, una politica, l’altra intellettuale e raffinata, propone, o meglio, suggerisce una soluzione alla profonda crisi che imperversa sulle nostre vite pubbliche e private.

Per dirlo con le parole di Matteo Renzi, che ha recensito il suo libro, D’Andò ci ridona la consapevolezza che “l’imprevisto è ciò che ci può salvare, il sogno è la strada da costruire. Viva la libertà rimette dunque al centro la politica, ma in una maniera del tutto differente dal solito, non accusa, né loda l’operato di nessuno, ma ricorda qualcosa che manca nel nostro modo di fare politica, la cultura e il riferimento costante ai testimoni del nostro passato che aiutano a conoscere meglio il presente. Un film che se avessimo la buona volontà di staccarlo dalla mera strumentalizzazione politica, potremmo avere la splendida e forse unica occasione di godere della follia trascinante di un filosofo, ispirato dai testimoni della nostra storia, come Berlinguer, Brecht e Fellini (citati nel film), lasciandoci ispirare da loro stessi.

La generazione dei nostri uomini politici ha fatto sì che la conoscenza uscisse dalla loro vita, perdendo la passione e introducendo la finzione. Dobbiamo tornare ad aver voglia di rischiare come fa Mastandrea con il filosofo Ernari: egli decide di puntare tutto su un pazzo, su uno spirito passionale, che fa della cultura la sua fonte primaria. Splendida la scena del comizio del filosofo che recita la poesia A chi esita di Bertol Brecht alla folla, rimettendo la politica nelle mani dei cittadini. “Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua”, dice Brecht che accusa il cittadino di aver lasciato il potere in mano a dei ladri e lo invita a riappropriarsi della sua coscienza politica. L’unica soluzione è la speranza e il coraggio di pretendere di più.

L’intellettuale Roberto D’Andò vince dunque a pieni voti, la scommessa di questa sua opera, artisticamente molto bella, dotata di una sceneggiatura avvincente e un cast perfettamente integrato alla narrazione.

Non perdetelo e non strumentalizzatelo: è un consiglio.

 

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