Attacco al potere: recensione film

GERARD BUTLER ANCORA UNA VOLTA NEI PANNI DELL’EROE MUSCOLARE, MA FUQUA DA ANNI SENZA IDEE

attacco al potere olympus has fallen locandinaGENERE: azione

DURATA: 120

DATA DI USCITA: 18 Aprile 2013

VOTO: 2 su 5

Il Monte Olimpo, la montagna più alta della Grecia, è nella mitologia greca la sede degli dei. L’America, come spesso accade, si appropria di nomi codice altisonanti, per indicare i suoi centri di potere, primo fra tutti la Casa Bianca. Laddove siede il “dio” in terra della politica, quel Presidente a stelle e strisce considerato l’uomo più importante del mondo.

E allora ecco che l’Attacco al potere diventa una questione di tempo, il bersaglio perfetto per chiunque abbia schizofrenie terroriste, pur sapendo che con loro gli States non negoziano. Ma rapiscono il più alto in grado, Aaron Eckhat. Olympus has fallen, l’Olimpo è caduto, crollato, finito. La conclusione è dunque arrivata?

Fortunatamente no, se contiamo che il solito ex agente con problemi di fiducia era “di passaggio” quel giorno, rimasto ultimo guardiano e difensore ultra action della roccaforte americana. Quel Gerard Butler lontano dai fasti di 300, ma ancora in grado di regalare simpatie mucciniane pur imbracciando mitragliatori come fossero racchette da tennis.

Il film di Antoine Fuqua, che comprendiamo essere stato decisamente sopravvalutato ai tempi di Training Day, ripropone il solito abusatissimo copione dell’eroe con tante macchia, che riscatta la propria coscienza con azioni eroiche. Per il bene supremo, la (ri)conquista dell’Olimpo, quel posto in cui speranza e pace risiedono composte.

L’azione rimane il marchio di fabbrica di questa pellicola ad alto tasso di adrenalina, tra cui l’esplosione delle esplosioni, ma la regia piatta e il montaggio stereotipato non la salvano dalla bocciatura. Si cavalca troppo, quasi fino alla noia la paura che serpeggia da una decade nei bravi colletti blu americani, quell’invasione nemica che farebbe vacillare l’intero sistema.

Ma quando si torna al reale ecco che si sfiora il ridicolo, situazioni così cacofoniche che trapela subito il “puzzo” di falso in orgoglio, pretesto per frasi-clichè di ciascuno dei personaggi coinvolti. Ciascuno marionetta stanca in un teatrino dinamitardo di cui ci si dimentica presto. A Washington possono ancora dormire sonni tranquilli.

 

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