Miele: recensione film

UN’OPERA CORAGGIOSA, INTERESSANTE E PRIVA DI SMANIE AUTORIALI QUELLA DELLA NEO-REGISTA VALERIA GOLINO

miele locandina filmGENERE: drammatico

DURATA: 96′

USCITA IN SALA: 1 Maggio 2013

VOTO: 4 su 5

A onor della sincerità in molti hanno storto il naso alla notizia che l’attrice Valeria Golino avrebbe intrapreso la strada della regia, prodotta dal suo compagno Riccardo Scamarcio, anche se non è la prima volta che si cimenta dietro la macchina da presa. Già nel 2010 la Golino infatti ha diretto il lungometraggio Armandino e il madre.

Irene (nome non casuale che in greco significa pace), Jasmine Trinca, è una trentenne che ha deciso di dedicarsi a porre fine alla vita di persone gravemente malate che non vogliono più sopportare il dolore che la loro condizione comporta. Così la ragazza, con l’ausilio di un suo ex amore medico (Libero De Rienzo ) che gli segnala quali sono i pazienti stanchi di una vita che non è più tale, in tutta segretezza e usando il nome in codice che da il titolo al film, Miele, dato che la pratica del suicidio assistito in Italia è fuori legge, aiuta chi ne ha bisogno a porre fine al proprio strazio.

Valeria Golino nel suo ufficiale esordio alla regia sceglie un tema non semplice da affrontare, soprattutto considerando che è prodotto in un paese, il nostro, dove l’eutanasia per molte correnti politiche ed etiche è quasi un argomento tabù.

La grande forza del film è data innanzitutto da una regia asciutta e priva di inutili abbellimenti estetici che segue la parabola interiore della protagonista in maniera distaccata, ma anche da una visione totalmente oggettiva di ciò che accade e priva di giudizio o di prese di posizione.

Per il tema toccato, e soprattutto in quanto all’interno di esso viene posto anche il problema del suicidio, il film tratto dal romanzo A nome tuo di Mauro Covacich, ricorda per le sensazioni che suscita l’ultimo lungometraggio di Marco Bellocchio Bella addormentata.

Complice una Jasmine Trinca in ottima forma e pienamente inserita nel personaggio, la Golino ha dato vita a un film privo di smanie autoriali che arriva dritto al punto. Un lungometraggio coraggioso e profondo, diretto da  una neo-cineasta precisa e competente. Una regista di cui il panorama cinematografico italiano aveva bisogno.

 

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