Cannes 66: All is lost – intervista

ROBERT REDFORD: “L’ASSENZA DI DIALOGHI, IL SILENZIO, MI HA PERMESSO DI IMMEDESIMARMI PIENAMENTE NEL RUOLO”

J.C. Chandor è la prima volta che varca il red carpet del Festival di Cannes e lo fa, fuori concorso, con il suo ultimo lavoro All is lost la storia di un naufrago che ha come unico protagonista uno straordinario Robert Redford.

Palesi i riferimenti al romanzo Il vecchio e il mare Hemingway. Noi abbiamo incontrato il cineasta e l’attore per sapere qualcosa di più sulla loro, inedita, collaborazione

Robert Redford con quale spirito ha accettao il complesso ruolo di questo film?

R.R. Quando ho accettato questo film ho deciso che avrei provato a fare qualsiasi cosa ci fosse da fare, in senso fisico. Ho voluto girare io tutte le scene d’azione, sia per il bene del film sia per quello del mio Ego. Certo, girare da solo e senza praticamente parole è stata una grande sfida per me, ma credo molto nel valore del silenzio di questo film

Quali difficoltà ha dovuto affrontare per l’assenza totale di dialoghi?

R.R. Fondamentalmente credo nell’importanza del silenzio nella vita come nel cinema, perché spesso si parla troppo e inutilmente. Il silenzio permette di immedesimarsi pienamente nel proprio ruolo e ci obbliga ad avere piena fiducia dell’autore.

A proposito di silenzio, qual è il suo rapporto con il ritmo accelerato dei nostri tempi?

R.R. Sicuramente la tecnologia ha un ruolo predominante sul nostro ritmo. Il ritmo cresce sempre più e l’energia che si sviluppa è affascinante senza dubbio, ma quanto tempo ancora potremo resistere a tali condizioni? Questo è anche il tema del film, perché è in opposizione con quello che viviamo oggi. Il tempo scorre, un uomo, una barca, in contrasto con tutte le contraddizioni che ci sono oggi nel mio Paese.

J.C. Chandor come mai ha scelto Redford come protagonista del suo film?

J.C.C. Ho visto Robert al Sundance durante una conferenza, io ero seduto in fondo alla sala, ma sentivo perfettamente la sua voce, e ho avuto la sensazione che stesse parlando con me. Ero sicuro che avrebbe accettato ciò che gli avrei proposto. Infatti, mi ha detto si subito, senza esitare.

J.C. Chandor come ha lavorato sulla musica?

J.C.C. Abbiamo lavorato con un musicista incredibile per otto mesi. La musica è fondamentale nel film. Non poteva funzionare senza di essa. Arriva in crescendo e conquista l’interesse dello spettatore. Accresce anche la recitazione. La musica riflette l’esperienza del personaggio e lo spettatore si immedesima a lui grazie ad essa.

Robert Redford cosa pensa del cinema di Chandor?

R.R. Lo apprezzo molto. Incarna esattamente il genere di cineasta al quale preferisco dare sostegno. Ha un approccio, una forza nel raccontare e di mostrare molto personali. E’ bizzarro, dopo circa 30 anni alla direzione del Sundance, mai nessun regista sostenuto dal festival mi aveva proposto un ruolo da attore. J.C. è il primo.

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