Dietro i candelabri: recensione film

MICHAEL DOUGLAS RINASCE NEI PANNI DI LIBERACE DIRETTO DA UN OTTIMO STEVEN SODERBERGH

dietro-i-candelabri-trailer-italiano-e-manife-L-KkeeZrGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 5 dicembre

DURATA: 118′

VOTO: 3,5 su 5

We’ll haunt like Liberace canta Lady Gaga nella sua Dancing in the dark citando l’attore pianista e artista di music hall statunitense che tra gli anni 50’ e 70’ fu il personaggio con il cachet più alto al mondo.

Ed è proprio attorno alla figura istrionica di Liberace che nasce il film di Steven Soderbegh Dietro i candelabri, un movie queer che vede come protagonisti Michael Douglas e Matt Damon e che racconta una parentesi della vita del musicista, un frangente di realtà sconosciuto al suo pubblico e vissuta dall’uomo quasi nascondendosi dietro ai candelabri posti sopra al suo sfarzoso pianoforte, alle paillettes, al luccichio dell’apparenza.

Siamo nel 1977 e Scott Thorson entra nel camerino di Liberace, da quel momento nasce tra i due una relazione che dura cinque anni e sconosciuta al mondo in quanto l’artista non vuole che nessuno venga a conoscenza della sua omosessualità.

Behind the candelabra è una storia d’amore che da vita a un film potente che è anche e soprattutto una riflessione sulla ricerca della perfezione, e non a caso il rapporto tra i due compagni incomincia a piegarsi quando Liberace regala una seduta di chirurgia plastica a Scott: è da lì che i fiumi di champagne e il buon sesso dell’inizio si trasformano in lotte e litigi fino a che il musicista non si stanca e trova un nuovo toyboy che possa incarnare quell’idea di bellezza che non esiste se non si contempla l’esistenza del difetto.

Dei film di Soderbergh questo è forse il più profondo e, anche se non si direbbe dati i colori sgargianti che la fanno da padroni, il più oscuro.

Perno dell’intero assetto del film sono senza dubbio i suoi protagonisti: un Michael Douglas rinato nei panni di Liberace che è perfettamente in grado di mostrare l’insicurezza che l’uomo indossa sotto le sue giacche piene di lustrini e un Matt Damon ringiovanito e bellissimo vittima e carnefice allo stesso tempo.

Con un ritmo incalzante, musiche straordinarie e senza alcuna voglia di fare della tematica dell’omosessualità materia di scandalo ma con il solo intento di raccontare una storia, che è metafora di un’epoca e di un pensiero che ancora oggi è presente nella società,  per quella che è stata, il cineasta con questo film forse tocca il punto più alto del suo ecclettismo mescolando stravaganza e drammaticità in un finale commovente che non può non toccare.

Behind the candelabra è un film che diverte che fa riflettere, racconta e non giudica. Un tassello importante nella cinematografia del suo regista.

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