Father and son: recensione film

LO SCAMBIO DI FIGLI AL CENTRO DELLA NUOVA OPERA DI KORE-EDA HIROKAZU FATHER AND SON

Father and sonGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 3 aprile

DURATA: 121′

VOTO: 3,5 su 5

Il dramma di scoprire che il proprio figlio geneticamente non appartiene alla coppia che lo sta crescendo è un plot molto spesso usato sia al cinema che in televisione. La stessa ABC Family ha recentemente mandato in onda con discreto successo una serie televisiva, SwItched at birth, totalmente incentrata su tale argomento.

Come in letteratura anche al cinema non è tanto quanto sia nuova la storia a fare di un film un capolavoro, data l’epoca in cui viviamo dove tutto è stato fatto e tutto è stato detto, ma il modo in cui è raccontata e nel suo Father and son Kore-Eda Hirokazu narra in maniera esemplare quel dramma psicologico, umano e morale che nasce da un blando errore.

I Nonomiya sono una famiglia benestante giapponese: Ryota, il padre, lavora sodo ed è un uomo estremamente competitivo e Midori, la madre, sta a casa per educare il proprio figlio e per spronarlo a primeggiare in ogni sua attività, se non fosse che il piccolo Keita non riesce a stare al passo con le aspettative dei genitori e spesso sorgono dei dubbi sul motivo.

Tali dubbi vengono finalmente colmati da una chiamata dell’ospedale dove Ryota e Midori scoprono che il loro bambino, cinque anni prima, è stato scambiato con quello di un’altra coppia, i Saiki, gente molto più semplice di loro, gestori di un negozio che condividono i propri piccoli spazi con tre figli.

Le due coppie, totalmente diverse nel modo di ragionare, di vivere e di affrontare le cose sono quindi costrette ad entrare in contatto per decidere cosa è meglio fare per il futuro dei loro bambini.

Tutto il lungometraggio del cineasta giapponese si concentra soprattutto sulle reazioni di Ryota: il suo personaggio, interpretato da un bravissimo Masaharu Fukuyama, fa un percorso commovente, difficilissimo e introspettivo seguito alla perfezione dalla telecamera di Kore-Eda che non tralascia alcun particolare dei pensieri e delle azioni dell’uomo il quale, per la prima volta, si trova spiazzato innanzi alla realtà che gli impedisce di usare i suoi soldi e il suo potere, frutto di un durissimo lavoro, per cambiare le cose.

Le ovvie riflessioni che scaturiscono da una situazione come quella del film sul cosa voglia dire essere padre e quanto i geni e il DNA realmente contino non trovano risposte o, almeno, non vi è una risposta netta e precisa.

Con movimenti di camera lenti e un’attenzione ai particolare che avvolge lo spettatore, il regista riesce a raccontare una storia già nota in un modo delicato e struggente, con musiche sempre funzionali al racconto e uno sguardo discreto su ciò che avviene.

Father and son è un lavoro sia dal punto di vista registico che narrativo perfetto e che colpisce, non solo chi è genitore, ma anche, e soprattutto, chi è figlio.

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