La grande bellezza: recensione film

SORRENTINO RACCONTA ATTRAVERSO GLI OCCHI DI SERVILLO IL NULLA DEI NOSTRI TEMPI

la_grande_bellezza_posterGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 21 maggio

Cosa è diventata, oggi, la Roma di Fellini? Cosa è diventata, oggi, la Roma de La dolce vita? Nulla. E su questo nulla in una dichiarazione d’amore a una città che deve perdonarsi di ospitare certi personaggi dimenticatisi di essere persone che Paolo Sorrentino incentra La grande bellezza.

Il cuore del film, il battito della città, l’occhio indiscreto che racconta questo coloratissimo nulla è quello di Jep Gambardella un giornalista, autore di un solo libro di grande successo uscito decenni fa ma che da allora non ha più pubblicato nulla e che vive di rendita scrivendo a volte per periodici patinati ma che comunque è mattatore di feste e punto di riferimento intellettuale dei personaggi della mondanità romana.

Il protagonista, interpretato dal sempre eccelso Toni Servillo, è il sole intorno al quale ruotano pianeti di gente metafora logorata dal non essere. Ed ecco che gli occhi di Jep ci fanno incontrare Isabella Ferrari che per lavoro fa la ricca, Andrea (Luca Marinelli) il folle che non guarirà mai nonostante sua madre non riesca ad ammetterlo a se stessa, Ramona (Sabrina Ferilli in un’interpretazione stupefacente) che lavora come spogliarellista nel locale di suo padre e Romano (un Carlo Verdone perfetto nel ruolo) che è una sorta di Gabriele D’Annunzio dei nostri giorni che da la colpa dei suoi insuccessi alla bella Roma, facile capro e espiatorio ma in realtà grande consolatrice di ogni male. Persone futili che nella vita come nel film appaiono e scompaiono, oppure muoiono, e sono funzionali solo per un attimo sia alla pellicola che all’esistenza.

E poi c’è la musica, le feste sguaiate ed eccessive che aprono il varco all’alba in cui Jep si lascia alle spalle il fracasso facendosi accarezzare dal ricordo di un amore perduto e dalle riflessioni dove quel nulla di anime di cui si circonda diventa palpabile, diventa dolore e poi conseguente fuga.

Quello che fa Sorrentino ne La grande bellezza è una critica forte, curata e accurata alla nostra società. Una grande metafora di ciò che siamo, o non siamo.

Con una regia esteticamente perfetta e che gioca, a volte anche troppo ma sempre meravigliosamente, con i piano sequenza per puro esercizio di stile, il cineasta ancora una volta pone al centro di un suo lungometraggio un uomo e le sue riflessioni corredate più da immagini che hanno bisogno di raccontare che da una sceneggiatura netta.

La grande bellezza è un film che questo paese si merita e di cui aveva bisogno. Per il suo spessore e anche per la critica feroce che fa da padrona.

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