Cannes 66: Roberto Minervini, un italiano sulla croisette

FUORI CONCORSO ALLA KERMESSE IL REGISTA PRESENTA IL LUNGOMETRAGGIO “STOP THE PUNDING HEART”

Nella sezione fuori concorso al Festival di Cannes numero 66 spicca il nome di Roberto Minervini regista 42enne italiano che da anni vive a Huston e che ha portato in quel della kermesse francese il film Stop the pounding heart che conclude la sua trilogia del Texas iniziata con il film The passage nel 2010, continuata con Low Tide presentata in Orizzonti alla scorsa Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

La sua pellicola è un ibrido tra un documentario e un vero e proprio film. Come si approccia al suo lavoro?

Il mio approccio è documentaristico, quasi da reportage. Lavoro con gente che conosco da tempo, mi limito a riprendere le loro vite. Solo una volta che ho finito le riprese scrivo il copione.

Quindi lavora su grandi quantità di materiale girato senza avere un’idea vera e propria della storia quando inizia?

Un’idea precisa di come sviluppare la storia non ce l’ho ma so sempre quali temi voglio affrontare. Questa volta avevo ottanta ore di girato.  Due mesi di riprese, durante i quali ho vissuto con le due famiglie. Non c’è regia nel senso convenzionale del termine. La manipolazione avviene dopo, in fase di montaggio: è lì che nasce la storia

Dove ha incontrato quelli che poi sono divenuti i protagonisti del suo film?

A un mercato degli agricoltori a Houston: per ragioni misteriose hanno accettato di partecipare. Ci vediamo spesso, siamo rimasti in contatto.

Cosa la attira di queste comunità rurali americane alle quali ha dedicato, a oggi, ben tre film?

Mi attira soprattutto la guerra fredda verso questa controcultura americana da parte degli stati “blu”, democratici, con cui io mi identifico: snobbano ciò che gli stati “rossi”, repubblicani e conservatori del Midwest rappresentano. Ma questi stati sono il cuore dell’America

È difficile capire come negli Stati Uniti di oggi una coppia di genitori scelga di non mandare i figli a scuola ma di istruirli casa tenendoli così isolati dal mondo isolati dal mondo. Si è fatto un’idea delle loro motivazioni?

No, non ho una risposta. Ma ho imparato che per riuscire ad averne devo mettere la mia ideologia da parte. Loro non fanno altro che prendere la Bibbia alla lettera e io vedo una sorta di onestà in questo. Sono ateo da sempre, mai battezzato e non so neppure bene che cosa significhi, vivere secondo la Bibbia: però non credo ci sia niente di scandaloso, forse meglio così che prendere solo quel che fa comodo.

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