Dream Team: recensione film

LA COMMEDIA CORALE DI OLIVIER DAHAN SFIORA TEMI SOCIALI CON IRONIA E LEGGEREZZA

dream team locandinaGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 20 giugno

VOTO: 3 su 5

Olivier Dahan è un regista in perpetuo rinnovo. È lui che dopo I fiumi di porpora 2, deludente pellicola, è stato capace di portare con La vie en rose la sua protagonista, Marion Cottillard, verso l’Oscar ed è sempre lui che dirigerà Grace di Monaco ma che, prima di farlo, ha dato vita a Dream team, una commedia corale all’apparenza dedicata al pubblico mainstream ma che di fatto è un punto della situazione, una visione ironica, sulla crisi di oggi che usa la metafora di una squadra di calcio e la redenzione di un ex campione per raccontare la contemporaneità con leggerezza e ironia.

Patrick Obera (Josè Garcia) è un ex calciatore che non è stato in grado di uscire dall’oblio della fine della propria fama e si ritrova cinquantenne alcolizzato e disoccupato. L’unico modo per non smettere di vedere sua figlia Laura è quello di andare ad allenare la squadra locale di Mòlene, isoletta della Gran Bretagna che, se vincerà almeno tre partite, riuscirà a riscattare la fabbrica di Sardine, fonte principale di lavoro per gli abitanti del luogo. Obera, arrivato sull’isola, si rende però conto che i pescatori non sono in grado di poter affrontare i match e così cerca di convincere e ricatta alcuni ex fuoriclasse del football.

Lungo il tempo di una partita il film si divide nettamente in due parti: la prima in cui guai a catena si susseguono e la seconda dove, andando a ritroso, tutto viene risolto. Belle le inquadrature della Bretagna che non spezzano la narrazione ma danno un tocco d’estetica in più a un lungometraggio dal ritmo incalzante e dalla forte caratterizzazione dei suoi protagonisti.

Dream team è più vicino come stile a una tipica commedia inglese che sfiora il cinema di Ken Loach e che per l’irresistibile coralità ricorda Full MontyComplice un team di attori comici amatissimi in Francia e forti sul grande schermo capitanati da Jean-Pierre Marielle con l’aggiunta di Omar Sy, Franck Dubosch il lavoro di Dahan diverte in ogni sua sfumatura e fa riflettere senza malinconia.

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