Holy motors: recensione film

thumb_notizieUN NUOVO DRAMMATICO E STRAVOLGENTE FILM DI LEOS CARAX

GENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 6 Giugno 2013

Un film sensazionale. Un film evento. Uno di quelli che non ti scordi facilmente, perché ti lasciano senza fiato. In una parola? Un capolavoro, a tutti gli effetti. Un mix di suspense, originalità, genialità, estetica d’impatto, che tratta temi surreali con uno stile così particolare da risultare stravolgente. A Holy Motors, per la regia di Leos Carax, non manca davvero nulla.

Oscar (Denis Lavant) gira per Parigi in limousine, scendendo per interpretare personaggi differenti con vite e situazioni ogni volta nuove. Nell’arco di 24 ore Oscar personifica un mendicante, un imprenditore, un padre, un omicida, un mostro.. e allo stesso tempo un giovane, una donna, un anziano e così via. Ci troviamo di fronte a talmente tante maschere pirandelliane, interpretazioni ‘da Oscar’, che il limite tra finzione e realtà viene sorpassato violentemente. Un unico punto di riferimento all’interno di questa vita di menzogne l’uomo ce l’ha, ed è la sua fedele assistente, Celene (Edith Scob), che come un angelo custode o un’ombra a seconda dei casi, lo segue in ogni suo incontro per dargli stabilità.

Una critica sociale è quella mossa in questo sorprendente film, contro una società che troppo spesso si finge qualcuno per mascherare se stesso. E nel momento in cui la maschera sta per prendere il sopravvento, forse il tempo è scaduto ed è troppo tardi per ricordarsi chi veramente siamo. È un gioco psicologico spiazzante, il cinema dentro il cinema che vuole rappresentare la realtà nella finzione del vivere. Già dalle prime scene iniziali, si capisce come il regista abbia voluto coinvolgere lo spettatore e portarlo alla riflessione sulla propria vita, a quanto stiamo vivendo realmente e cosa invece sogniamo di vivere.

Ciò che noi conosciamo di noi stessi, non è che una parte, forse una piccolissima parte di quello che noi siamo. E tante e tante cose, in certi momenti eccezionali, noi sorprendiamo in noi stessi, percezioni, ragionamenti, stati di coscienza che son veramente oltre i limiti relativi della nostra esistenza normale e cosciente”, diceva Pirandello.

Quanti personaggi interpretiamo ogni giorno? Quante volte fingiamo di essere noi stessi? E quante volte siamo coscienti di farlo? Un Denis Lavant così versatile non si era mai visto, si destreggia perfettamente nel mettere in scena ben 10 individui diversi e complicati, talvolta anche non umani. Un attore che veste i panni di un attore, e che ci fa meravigliare per ogni sua parte in un genere cinematografico diverso: action movie, musical, thriller, drama. Un lavoro completo, che si divide in tre parti (prologo, narrazione dei fatti, epilogo) esattamente come una rappresentazione teatrale.

È un film di quelli che non se ne vedono spesso al cinema, è un consiglio doc che sicuramente non deluderà nessuno. Può lasciare perplessi all’inizio, ma quando si esce dal cinema, il pensiero è quello di aver appena visto la vita cinematografica di una persona che potrebbe essere chiunque. Entusiasmo e stupore, si potrebbe parlare per ore senza averne detto mai abbastanza. È l’estasi dei sensi, e della mente.

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