Oggetti smarriti: recensione film

L’ULTIMO LAVORO DI GIORGIO MOLTENI CONVINCE PER UN SAPIENTE USO DEL BASSO BUDGET, MA NON SOLO

Oggetti_SmarritiGENERE: Commedia/Fantasy

USCITA: 11 luglio 2013

VOTO: 3 su 5

Quando nel cinema italiano ci si ritrova a finanziare solo commedie viste e straviste o le opere dei ‘soliti nomi’, allora stupisce che un artigiano misconosciuto come Giorgio Molteni si impegni in un prodotto a basso budget, sfruttando solo un appartamento come location principale del suo film. Tutto in difesa di un’idea ‘alternativa’ rispetto ai canoni del cinema nostrano, per un prodotto che magari non conquista ed esalta come si potrebbe sperare, ma si lascia guardare per l’onestà degli intenti. L’opera in questione è Oggetti Smarriti e tra le varie uscite estive probabilmente passerà inosservata, il ché –stavolta va’ detto- è un peccato.

Guido (Roberto Farnesi) è un padre da poco divorziato, donnaiolo, disorganizzato e con un trauma alle spalle, come tanti se ne vedono sul grande schermo. Durante una serata in cui deve prendersi cura della figlia che vede pochissime volte, questa sparisce misteriosamente e Guido dopo aver cercato di rivolgersi alla polizia, decide di chiamare il fantomatico ufficio Oggetti Smarriti. 

A sorpresa la pellicola si rivela meno televisiva di quanto si preannunciava (il regista ha lavorato prevalentemente in quell’ambito) e pur non riuscendo a togliere il fiato nella sua ora e mezza piena, alla fine convince grazie all’idea di svolgere il film in un mondo a metà tra la dimensione ‘yuppie’ nuovo stile del protagonista e una più fiabesca introdotta dal personaggio di Chiara Gensini, con cui il protagonista avrà a che fare a partire dalla seconda metà. Sorprende anche la coppia di comici Michelangelo Pulci – Alessandro Bianchi (anche se non appaiono mai insieme), provenienti dalla televisione, ma apparentemente più in gamba di altri detestabili ‘soliti idioti’ e più vicini a un umorismo ‘nonsense’ allaCapatonda.

Sembra quasi di trovarsi a una versione aggiornata di Dickens in cui un padre prova l’esperienza di maggior terrore che si puo’ vivere e solo attraverso un viaggio iniziatico interiore riuscirà a sconfiggere i propri demoni interiori, ritrovando l’equilibrio sperato. Pur essendo dunque un prodotto solido, in Oggetti Smarriti purtroppo non mancano cadute di stile, come la canzone finale dal sapore ‘spot Vodafone’ che fa scattare la risatina involontaria. Ma è già una bella esperienza entrare in una sala per un prodotto che pensavi fosse facilmente esposto a una facile stroncatura e invece se ne esce con un sorriso stampato in volto. Certo per parlare di rinascita del cinema italiano è ancora presto, ma giovani autori dovrebbero guardare a questo titolo, come ai recenti e superiori lavori di Mereu e della Chiossone per individuare dei film indipendenti che cercano di piazzarsi lontano da facili canonizzazioni, come gran parte dei titoli che vengono prodotti nel nostro paese.

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