Tulpa: recensione film

FEDERICO ZAMPAGLIONE FALLISCE IL TENTATIVO DI RIPORTARE ALLA LUCE L’HORROR ANNI ’70

 

Tulpa_LocDefGENERE: horror

 

DATA DI USCITA: 20 giugno 2013

Una delle locandine del film faceva presagire atmosfere alla Eyes wide shut e, in effetti, in maniera molto italiana, più cialtrona e non elegante (ma d’altronde non siamo sul set di Stanley Kubrick), quelle atmosfere ci sono, almeno la loro caricatura.

Lisa (Claudia Gerini) è una manager dalla doppia vita che di giorno affronta con tenacia il lavoro, nel freddo quartiere Eur di Roma, mentre di notte fa la scambista e tra biancheria provocante e orge. La duplice personalità di questa donna modernissima e accattivante viene sconvolta da una serie di omicidi che colpiscono proprio i clienti del suo locale notturno preferito, Tulpa. Lisa comincia così a fare conoscenza con un triangolo inedito nella sua vita che comprende, oltre al sesso, l’amore e la morte.

 

Federico Zampaglione propone questo horror/thriller dalle atmosfere anni 70/80 in cui però la protagonista, nonché produttrice della pellicola e compagna del cantante/regista, è una donna di oggi che, con la stessa dimestichezza, affronta le sue giornate di lavoro e le sue notti promiscue. Al di là della regia che subisce dei forti cambiamenti tra le scene diurne, dozzinali e mal gestite, e quelle notturne, fortemente esasperate, ciò che c’è da premiare in Tulpa, è il coraggio di portare sul grande schermo un tipo di horror che in Italia non ha più autori.

Nemmeno Zampaglione, però, alla sua terza regia, riesce a ridare luce ad genere molto particolare. Pur avendo a disposizione una bellissima protagonista che riesce a reggere, ma non sempre a essere verosimile, scene di vita lavorativa, sesso folle e scontri fisici, il cineasta non è in grado di tenere il ritmo e di gestire la storia che, alla fine dei conti, sembra essere dedicata ad un pubblico voyeurista, dati i panni che sveste la Gerini, più che a fautori dell’horror.

Come nelle sue precedenti pellicole, ad esempio Shadow, Zampaglione nasconde tra le immagini anche una critica sociale descrivendo i personaggi che girano attorno a Lisa come canaglie arrivisti tanto che, quel che poi contro di loro si scatena, parrebbe essere la punizione per il loro comportamento: il contraltare sulla bilancia dell’etica e della morale.

Proprio nel tassello tra esoterismo e giallo splatter che la regia latita, si incarta nel voler omaggiare a tutti i costi i nostalgici film del passato, Dario Argento su tutti, e finisce con lo sbeffeggiare quanto di buono creato fino a quel momento, con un finale privo di idee che ricorda la classica zappa sui piedi. Anzi, stavolta una vera e propria ascia letale.

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