La Gelosia: recensione film

IL NUOVO LAVORO DI GARREL È UN OMAGGIO ALLA NOUVELLE VAGUE E UNA RIFLESSIONE SULL’AMORE CHE RESTA E QUELLO CHE VA

La gelosiaGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 19 giugno

DURATA: 77′

VOTO: 3,5 su 5

Anche quando la sceneggiatura di un film non è di quelle più appassionanti può capitare di ritrovarsi davanti a una perla, non rara ma sempre bella: è questo quello che accade alla visione di La jalousie, ultimo film del francese Philippe Garrel.

Girato in bianco e nero, il lungometraggio, sia stilisticamente che per i suoi contenuti, è un palese omaggio a quella Nouvelle Vague di cui il cineasta è stato parte e alla quale è indissolubilmente legato.

Louis è un trentenne attore squattrinato che ha appena lasciato la sua compagna dalla quale ha avuto una bambina, Charlotte, per andare a convivere con una collega e amante in un fatiscente appartamento. La donna, molto gelosa del ragazzo, è da anni frustata per la mancanza di una scrittura. La situazione tra i due, apparentemente tranquilla, degenererà.

Con l’inconfondibile regia che da sempre lo caratterizza Garrell, grazie anche alla scelta di un buon cast del quale fa parte il figlio Louis, già diretto più volte dal padre dal padre, racconta una storia delicata dove anche i momenti più drammatici non vengono sottolineati in maniera eccessiva.

Tra i rapporti che il protagonista gestisce in questa pellicola il più riuscito dal punto di vista emozionale è quello con la figlia, che molto spesso risulta essere più matura di entrambi i suoi genitori, in cui la tenerezza si mischia alla certezza che tra gli amori raccontati quello per lei è l’unico che sicuramente durerà.

Un altro aspetto interessante del film è il bel contrasto tra il bianco e nero della fotografia, che porta indietro nel tempo, e l’assoluta contemporaneità delle vite dei personaggi che si muovono all’interno del film, precari nel lavoro, come nei sentimenti.

Dialoghi verosimili e scene girate spesso in interni danno allo spettatore la sensazione di spiare Louis dal buco della serratura ed è per questo che, nonostante non vi siano incredibili colpi di scena e la sceneggiatura sia da considerare embrionale, comunque il nuovo film di Garrel arriva, senza un grosso impatto eppure piacevolmente, come una carezza.

Amore che vieni, amore che vai cantava De Andrè nella sua omonima canzone: ed è di questo moto perpetuo di amori che parla La jalousie che di certo non può essere considerato tra i capolavori del suo regista ma che comunque, grazie alla semplicità della sua narrazione immedesima lo spettatore.

 

 

 

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