Piccola Patria: recensione film

ALESSANDRO ROSSETTO CON PICCOLA PATRIA CONFEZIONA UN’OPERA PRIMA PREGEVOLE

Piccola patriaGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 10 aprile

DURATA: 110′

VOTO: 3,5 su 5

Piccola diventa la patria in cui i giovani vivono ai margini, gli stranieri non sono ben accetti, gli adulti abusano di ragazzine che si rifuggiano nella prostituzione. Ecco in poche righe la trama di Piccola Patria, un piccolo film (scusate il gioco di parole).

Il regista Alessandro Rossetto esordisce in un film di finzione con un racconto ambientato nel nord est italiano agricolo e operaio ma anche xenofobo e indipendentista. Al centro vi sono la frustazione di famiglie che subiscono la crisi economica, giovani donne che sognano di fuggire dalla provincia e immigrati albanesi identificati come il nemico. Luisa e Renata sono due amiche inseparabili che non vogliono arrendersi alla rassegnazione che le circonda ma vedono nei soldi la loro unica via di fuga, convinzione che le condurrà in un mare di guai. Ma in tutto questo degrado soprattutto morale c’è anche spazio per l’amore, quello tra Luisa e Bilal, un giovane immigrato albanese. E’ da qui che nasce il conflitto, di cui ha parlato lo stesso regista, “tra due mondi, quello degli adolescenti – vivo, sensuale, libero senza sapere di esserlo – e quello degli adulti, inerte, rassegnato, doppio.”

A dare anima a queste storie un cast di attori e soprattutto attrici semi-sconosciute tra le quali spiccano le due giovani interpreti Maria Roveran e Roberta Da Soller con i loro sguardi, i loro gesti e i loro silenzi pieni di rabbia. A dare man forte vi è una sempre valida Lucia Mascino, un’attrice di grande personalità piuttosto sottovalutata nel panorama cinematografico italiano.

I lunghi piani sequenza sul panorama fatto di casermoni, edifici in costruzione e strade tendono ad appesantire il ritmo del racconto, espediente che rivela le incertezze tipiche di un’opera prima.  Questa lentezza contribuisce a creare un certo distacco tra l’autore ed il microcosmo che racconta, facendo avvertire allo spettatore un certo grado di freddezza e impedendogli talvolta di empatizzare con i personaggi. Tuttavia dopo un inizio un po’ macchinoso, il film prende la sua forma e cresce d’intensità ad ogni scena, caricando la tensione fino al finale. Il regista mostra una grande maestria nel mostrare il disagio esistenziale dei protagonisti facendo un lavoro interessante sulle inquadrature dei volti laddove i silenzi prendono il posto dei dialoghi.

Ottima anche la colonna sonora a cura di Paolo Segat, Alessandro Cellai e della stessa Roveran, impreziosita da due opere tradizionali come L’Aqua ze morta e Joska la rossa rinnovate dal compositore vicentino Bepi De Marzi, usando il dialetto veneto per i testi. Piccola Patria testimonia ancora una volta come la Mostra del Cinema di Venezia sia quest’anno particolarmente attenta all’universo femminile. Rossetto dimostra una certa sensibilità dietro la macchina da presa ed è per questo che tutto sommato la sua è un’opera prima pregevole che fa ben sperare per il futuro.

A cura di Rossella Maiuccaro

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