Under the skin: recensione film

UNDER THE SKIN E’ UN LAVORO MAL SVILUPPATO, UNA TOTALE DELUSIONE

under the skin filmJonathan Glazer al Lido è ormai un affezionato ospite. Aveva partecipato già alla 61esima edizione della Mostra del Cinema, con il drammatico Birth – Io sono Sean, storia d’amori dell’aldilà con una favolosa Nicole Kidman. Se anche al tempo aveva diviso la critica, tra chi lo adorava e chi lo aveva trovato scandaloso oltre ogni limite, anche stavolta sbarca al festival con un film da applausi e fischi. Under the skin, è un insolito film di fantascienza, che di fantascientifico ha poco perché è la storia di un’aliena che prova a vivere come un’umana. Ma se già la materia non è sicuramente tra le meno trattate, la narrazione dei fatti è a tratti curiosa, anche se non ha saputo valorizzarla pienamente.

Un’aliena senza nome arriva sulla terra, ed ha le sembianze di Scarlett Johansson. Bianca come il latte, caschetto nero, labbra rosse e carnose, se ne va in giro per la Scozia a sedurre uomini soli per poi chiuderli in una dimensione sconosciuta, senza alcun apparente motivo. Questo lo scorrere delle sue giornate, fin quando non incontra un uomo sfigurato in volto, che smuoverà qualcosa in lei tanto da non avere la forza di ucciderlo. Comincia quindi la sua fuga dal mondo alieno, alla scoperta di come sia vivere da umano, sotto l’aspetto psicologico, mentale, fisico e sessuale.

Un film che aveva le carte giuste per promettere bene, su tutte una splendida e competente attrice. Ma già a partire da lei, il lavoro di Glazer non fa che deludere. Il personaggio infatti viene reso e sfruttato solo per la sua bellezza, tanto che le scene della seduzione si ripetono in tre sequenze semi-identiche, che risultano alla fine noiose e lunghe. I dialoghi quasi assenti, facevano pensare ad un lavoro su primi piani ed espressioni, che però viene solo accennato.

L’unico elemento sfruttato in pieno è la location scozzese, utilizzando anche la meteorologia per enfatizzare gli stati d’animo della protagonista. Bellissima inoltre la fotografia, ed anche i giochi di luci e colori che rendono le immagini molto particolari. In questo viene fuori il passato del regista nel mondo dei video musicali, che non a caso vanta la direzione di clip di gruppi sperimentali e alternativi quali Radiohead, Jamiroquai e Blur.

Che il regista sappia fare il suo lavoro è indubbio, come la bravura della Johansson nella recitazione. Purtroppo è però evidente che non sono una coppia che scoppia, come al tempo fu con Nicole Kidman. Perchè se dovessimo definire il film in pochi aggettivi, quelli che vengono subito alla mente sono: soporifero, lento, ripetitivo, poco originale.

 

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