Zoran, il mio nipote scemo: recensione film

OLEOTTO RACCONTA UN PERSONAGGIO BRUTTO, SPORCO E CATTIVO, IN UNA SOLA PAROLA: IRRESISTIBILE

zoran-il-mio-nipote-scemo_posterGENERE: comico

DATA DI  USCITA: 31 ottobre

DURATA: 103′

VOTO: 3,5 su 5

C’era un gioco che andava di moda tra quelli che sono stati bambini qualche decennio fa e che si chiamava “se fosse” dove bisognava indovinare la cosa, l’animale o la persona che un giocatore stavapensando attraverso un paragone con un’altra cosa, animale o persona che poteva ricordarlo.

Ritornando per un attimo fanciulli: se Paolo Bressan, protagonista dell’opera prima di Matteo Oleotto Zoran,il  mio nipote scemo, fosse un animale sarebbe uno struzzo perché proprio come il pennuto dall’elegante aspetto anche il personaggio interpretato da Giuseppe Battiston nasconde la sua testa non sotto la sabbia ma in un’anaffettività che lo rende immune dalla sofferenza e da qualsiasi tipo di legame.

Paolo trascorre la sua vita tra una vineria e il lavoro di inserviente in una cooperativa che distribuisce pasti in un ospizio, non ha amici perché è impossibile avvicinarsi a lui senza essere colpiti dalla sua cattiveria e ogni domenica va a pranzo dal suo datore di lavoro sposato con l’amore della vita di Paolo, fiamma spenta a suon di tradimenti ma ancora presente nel suo cuore.

A spezzare questa inconsolabile routine arriva un giorno la notizia che la vecchia zia del protagonista, Anja, è morta ma invece di un’eredità cospicua la lontana parente lascia allo sfortunato uomo la spada di damocle di un nipote all’apparenza ritardato, Zoran.

Attraverso una serie di gag e di dialoghi esilaranti Zoran, il mio nipote  scemo è un esempio eccellente di una comicità italiana ancora in grado di strappare sorrisi sinceri senza l’abuso della volgarità e un’ottima dose di originalità.

Oleotto dirige un film dolceamaro e dipinge, grazie all’ottima interpretazione di Giovanni Battiston, un personaggio talmente brutto, sporco, cattivo, solo e disincantato che è impossibile non stare dalla sua parte.

Il rapporto forte che si instaura tra Paolo e Zoran è raccontato con la giusta efficacia e, anche nei momenti della storia in cui sarebbe stato più comodo sfociare nel sentimentalismo, Oleotto è in grado di mantenere una coerenza narrativa nella quale il suo protagonista non fa un cambiamento impossibile e repentino ma, al contrario, gradualmente e in maniera verosimile, si mette in discussione, sempre suo modo, fino a ritornare bambino, fino, quindi, a farsi educare fidandosi e affidandosi al suo giovane cugino ritrovato permettendogli, addirittura, di volergli bene per quello che è.

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