Blancanieves: recensione film

UNA FAVOLA DI ALTRI TEMPIO CHE CAPOVOLGE I RUOLI STORICI CON LA GRAZIA DELLE IMMAGINI

locandina blancanievesGENERE: favolistico

USCITA IN SALA: 31 ottobre 2013

DURATA: 90 minuti

VOTO: 4 su 5

Una favola di altri tempi, ambientata nel sud della Spagna degli anni ’20. Il film di Pablo Berger, omaggio ai film muti, interamente girato in bianco e nero, riporta sullo schermo la tanto amata storia dei fratelli Grimm. Pur raccontando la famosa favola di Biancaneve, questa Blancanieves non può essere considerata una pellicola per bambini.

Un film forte, d’impatto che non ha bisogno di parole. La musica, composta da Alfonso Vilallonga, scrive gli interi dialoghi che si materializzano nella testa degli spettatori. Carmen (Macarena Garcìa) è rimasta sola, dopo la morte della madre dovrà farei i conti con l’assenza del padre tenuto quasi prigioniero da una sedia a rotelle e dalla sua nuova terribile moglie.

La piccola ritroverà l’affetto del padre, il famoso torero Antonio Villalta (Daniel Gimènez Cacho), lavorando come serva proprio nella casa di questo. Pessimo il rapporto con la matrigna Encarda (Maribel Verdù), donna avida e narcisista che toglierà alla piccola Carmen tutti gli affetti. Ormai orfana anche del padre Biancaneve inizierà a girare con una truppa di nani e proprio in una tappa del suo viaggio scoprirà di avere il grande talento del padre. La giovane diventerà un famoso torero, una vera leggenda.

Gli elementi della favola ci sono tutti, la matrigna cattiva, i nani, la mela avvelenata, il principe azzurro. Quello che stupisce è come questa favola sia vicinissima alla realtà. Una realtà che capovolge i ruoli, quei ruoli che da sempre sembrano impostati, una realtà di mancanze e di eccessi, una realtà dove l’amore, quello vero, è imperfetto, dove il principe azzurro non ha alcun cavallo bianco ma ha le sembianze più inaspettate, più autentiche. Un film questo di Pablo Berger che non vuole essere un clone di vecchi film muti ma che ne esalta la meraviglia e catapulta lo spettatore in altri tempi.

Le parole non servono più, si torna alla forza delle immagini, immagini che restano impresse nella memoria come le più belle fotografie. 

 

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