Red Shirley: recensione documentario

LOU REED PER LA PRIMA, E ULTIMA, VOLTA DIETRO LA MACCHINA DA PRESA

Se si pensa a Lou Reed, ormai scomparso, di certo quello che viene in mente è di sicuro la sua lunga carriera musicale dagli esordi con i The Shades, passando per i Velvet Underground fino ad arrivare ad essere un solista e all’enorme successo nato dal suo album Transformer. Ma l’artista, oltre a essere stato uno straordinario rocker, per una e una sola volta nella sua vita, è stato anche regista.

Nel 2010, all’età di 68 anni, Lou Reed ha girato un documentario che aveva come protagonista sua cugina Shirley, una polacca trasferitasi in Canada durante l’invasione nazista su consiglio dei genitori.

Red Shirley è stato girato dal cantautore per festeggiare i 100 anni di questa grandiosa donna che dal Canada, reputato da lei troppo provinciale, dopo pochissimo è andata a New York e senza sapere una parola della lingua ha incominciato a barcamenarsi nel mondo del lavoro e a rendersi conto della realtà della situazione femminile, diventando così una focosa sindacalista, soprannominata la rossa.

Commosso, divertito e fiero Lou Reed dirige e tiene una lunga intervista di 50’ minuti con questa donnina simbolo di diritti diventati, col tempo e grazie anche alla tenacia di persone come lei, patrimonio degli Stati Uniti e non solo.

C’era tanto da fare a quei tempi, ammette Shierley che fiera ricorda anche di esser stata presente al discorso di Martin Luther King a Washington, proprio a pochi passi da lui.

In questo unico lavoro cinematografico dell’Angelo del male due persona al primo impatto totalmente diverse si mescolano nell’unione di un racconto orale che attraversa un secolo di storia e di vita e che, alla fine, si ritrovano accomunati non solo dal sangue che scorre nelle vene ma anche dall’innato antagonismo politico ed estetico che ha fatto di entrambi, in modi, per motivi e in tempi diversi, due fondamentali tesserine della storia contemporanea nella musica l’uno e nella politica del lavoro l’altra.

Guardando queste immagini di dolce tenacia e di passione Lou Reed, oggi, manca un po’ di più.

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