Chi è Dayani Cristal?: recensione film

CHI È DAYANI CRISTAL, UN TOCCANTE E REALE RACCONTO D’IMMIGRAZIONE

chi è dayani cristal locandina filmGENERE: docu-film

DURATA: 84′

USCITA IN SALA: 20 Novembre 2014

VOTO: 4 su 5

Una speranza. Ci sono certe situazioni in cui non ci resta altro se non l’aggrapparsi a qualcosa e sperare. In quei momenti capisci quanto possa essere forte un pensiero, un obiettivo, desiderio. Ma soprattutto capisci quanto l’unione, la condivisione, il coraggio che possa darti il non essere solo conti eccome. Quando si è soli di fronte all’ignoto si ha paura; quando invece si è uniti ci si sente invincibili. Di questo ciclo di situazioni ed emozioni fa sicuramente parte l’immigrazione. Nata nel momento in cui l’uomo ha messo piede sulla terra, la storia ci insegna che è stata artefice di guerre, benessere, gloria e dolore. Se un tempo però era concepita come un’occasione, per chi se lo poteva permettere, di assicurare un futuro migliore alla propria famiglia, ora è sempre più diffusa l’immigrazione clandestina, in virtù di leggi troppo ‘restrittive’ e che non si curano affatto dell’individuo in quanto tale.

Chi è Dayani Cristal? è un docu-film girato dal regista indipendente Marc Silver, che parte a mò di inchiesta sulle condizioni dei disperati che tentano di attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti. Alla ricerca dell’identità di un corpo senza nome trovato tumefatto nel deserto al confine, l’unico indizio di cui sono in possesso è un tatuaggio con il nome Dayani Cristal. Troppo poco per risalire ad un volto, ma abbastanza per tornare a riflettere sul tema dell’immigrazione e sui problemi culturali che dilaniano e dividono a metà il continente americano – e il mondo in generale.

Non possiamo non fermarci a pensare a questo problema senza tempo, al sogno americano che nonostante la crisi non passa di moda, e alla disperazione e la povertà che caratterizza i paesi del Sud America. Con il suo stile da documentarista, Silver parte dal corpo del ritrovato defunto per affrontare da vicino la sofferenza di questi migranti sognatori e capire quali siano le cause che li portino a rischiare la vita. Come ne La gabbia dorata, lo stile è asciutto e incisivo, per niente edulcorato e proprio per questo dal forte impatto emotivo.

A portare avanti l’inchiesta una figura d’eccezione, un artista molto impegnato nel sociale e che questo film lo ha sia interpretato che prodotto: Gael Garcia Bernal, che grazie alla sua semplicità e grande forza espressiva, ci regala un’altra grande interpretazione. Chiunque potrebbe essere Dayani Cristal, anche noi potremmo essere in quelle condizioni e non ci si può ricordare di essere umani solo quando ci fa comodo. La denuncia di Silver e Garcia Bernal è di natura sociale e politica, scagliandosi contro un sistema che preferisce stare a guardare di fronte ai tanti numeri dei morti piuttosto che provare a decelerare.

La realtà dei fatti di cronaca si fondono quindi con la settima arte che usa gli strumenti a sua disposizione per creare un’opera che rimane nella mente e nel cuore degli spettatori: la musica infatti, aiuta ad empatizzare con le vicende e i personaggi che man a mano Gael incontra per la strada; la fotografia ci immerge completamente nell’arido paesaggio dell’Arizona, solitario come i molti viaggiatori che lo attraversano.

Un ottimo lavoro cinematografico insomma, un reportage commovente su un problema così attuale.

 

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